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Corneliani: la casa di moda riparte dopo il salvataggio (anche da parte dello Stato)

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 17/01/2022 Fausta Chiesa

Lo storico marchio della moda italiana Corneliani torna a produrre sotto una nuova veste. Lo stabilimento mantovano da inizio dicembre opera sotto la proprietà della della Nuova Corneliani nata dal salvataggio che ha nel capitale lo Stato con una quota di minoranza (al 49%) e gli investitori privati di Investcorp. L’operazione pubblico-privato, che ha dato il nome al «metodo Corneliani» (utilizzato anche per la comasca Canepa e la Sicamb di Latina), è un esempio di come si possano salvare specialità italiane in momentanea crisi economico finanziaria, ma in grado di camminare sulle proprie gambe. «Per me è emozionante essere qui - ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, in visita allo stabilimento di Mantova - perché Corneliani ha rappresentato il battesimo nella mia attività di ministro. È una dimensione pragmatica di quello che è l’economica italiana. Da una parte il brand italiano associato alla qualità, conosciuto in tutto il mondo per la capacità di fare arte. Dall’altra parte ci sono tante situazioni di crisi dove non basta il brand per superare momenti difficili. Il ruolo dello Stato è creare condizioni affinché gli imprenditori che ci sono, che ringrazio per il loro impegno, possano fare impresa».

Il fondo di salvaguardia

Giorgetti, che ha incontrato le maestranze e le Rsu, ha sottolineato che «al caso di Corneliani abbiamo applicato per la prima volta lo strumento del fondo di salvaguardia che prevede l’ingresso tra gli azionisti anche dello Stato, ma silente e rispettoso dello sforzo di coloro che vogliono portare avanti l’impresa. Unità e responsabilità da parte di tutti, istituzioni, investitori e lavoratori sono i segreti per la buona riuscita dell’operazione. Il successo di Corneliani dipenderà dal fatto che entrino giovani con la passione di poter fare cose eccezionali e uniche al mondo». Alla visita erano presenti anche il presidente del gruppo Silvio Salini, l’amministratore delegato Giorgio Brandazza, il sindaco di Mantova Mattia Palazzo, per la proprietà Hazem Ben Gacem, responsabile investimenti di Investcorp in Europa, e Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia.

La continuità aziendale

L’azienda, fondata nel 1930, da tempo era in una situazione critica ma la produzione non è stata interrotta, ma ad aprile 2021 era arrivata la svolta con la creazione di una newco e l’immissione di liquidità (10 milioni dello Stato e 7 milioni di Investcorp, ndr) che hanno permesso alla storica azienda mantovana di proseguire l’attività in continuità.«In questi mesi- ha dichiarato Giorgio Brandazza - abbiamo messo a segno un primo convincente ritorno alla crescita sugli ordinativi della Primavera-Estate 2022 in consegna in queste settimane. La strategia è quella di cavalcare il trend del mercato con la produzione di abbigliamento casual e di lavorare per tornare a eccellere nelle aree dove il formale è ancora di grande importanza quali il capospalla, il ”su misura” e la cerimonia. Siamo animati da un grande senso di responsabilità verso tutti. In particolare verso chi ci ha dato fiducia investendo nella società, dandoci la chance di riportare Corneliani al livello dell’abbigliamento maschile di alta gamma».

Sindacati soddisfatti

La speranza ora è quella di applicare il «metodo Corneliani» ad altre crisi aziendali. «La presenza oggi in Corneliani di tutti i soggetti che hanno creduto in tutto questo - ha dichiarato è Gianni Ardemagni, segretario generale Femca Cisl Asse del Po che ha partecipato alla visita assieme a Michele Orezzi (Filctem Cgil) e a Giovanni Pelizzoni (Uiltec Uil) - rafforza la speranza che questa esperienza possa essere presa a riferimento anche in altre vertenze, cambiando il paradigma nella gestione delle crisi aziendali, a vantaggio dell’industria manifatturiera italiana, degli occupati e della loro importante manodopera specializzata». Ardemagni ha parlato di «un accordo unico nel settore in Italia, che ha permesso di salvaguardare e di dare una nuova prospettiva a un marchio storico importante nei capi spalla da uomo, garantendo contemporaneamente il Made in Italy, la centralità del sito produttivo di Mantova e anche dell’occupazione.

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