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Corsa all’accaparramento per l’Adblue, l’additivo per i diesel Euro6

Logo Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore 23/10/2021 di Jacopo Giliberto
© Fornito da Il Sole 24 Ore

C’è chi si accaparra i flaconi di AdBlue a pacchi interi, come se fossero i fardelli da sei bottiglie dell’acqua gasata. C’è chi cerca l’Adblue da un’area di servizio all’altra, senza mai spegnere il motore per il timore di non poterlo riaccendere. I magazzini all’ingrosso e le catene del bricolage e del fai-da-te si svuotano con la velocità con cui si dissolvevano un anno e mezzo fa le penne lisce dagli scaffali degli accaparratori pandemici. Problema numero uno, con il metano sempre più caro (e sempre più raro) non si riesce a produrre abbastanza AdBlue, l’additivo che taglia le emissioni di azoto dei motori diesel Euro6.

Il costo di fabbricazione è diventato più alto del costo di vendita.

E quando sui veicoli si svuota il piccolo serbatoio di additivo, il motore smette di funzionare. Non si riaccende finché il serbatoietto resta secco.

Nei motori diesel di nuova generazione, un indicatore segna il prossimo esaurimento del composto antismog. Quando il piccolo serbatoio è vuoto, il motore continua a funzionare fino al primo spegnimento e da quel momento la centralina d’avviamento non lascia riaccendere il motore finché non si rabbbocca il liquido, tranne i casi di espedienti ad alto inquinamento adottati in emergenza da qualche camionista d’arrembaggio e da qualche riparatore abile più nel maneggio che nella meccanica.

Sono in allarme le associazioni di camionisti e di trasportatori.

«Subiamo un rincaro pazzesco dei costi di gestione e dei costi operativi e ciò colpisce soprattutto chi ha mezzi nuovi e molto efficienti», rileva Andrea Manfron, segretario generale della Fai Conftrasporto. «Chi ha investito con mezzi nuovi alimentati a metano liquefatto, il Gnl, subisce prezzi di rifornimento di 2,5 volte superiori rispetto alla primavera. E ora si aggiunge la batosta della scarsità di AdBlue per i diesel di nuova generazione».

Commenti anche da TrasportoUnito (dove non riescono green pass, cantieri e rincari, «l'obiettivo di bloccare l'autotrasporto lo conseguirà l'Adblue») e da un parlamentare di Forza Italia, Dario Bond («Il rischio è che un camion si possa fermare anche durante un viaggio se il serbatoio relativo non viene rabboccato»).

L’AdBlue è il nome commerciale di una soluzione di urea e acqua che nei motori a gasolio di nuova generazione serve ad abbattere le emissioni di ossidi di azoto, l’inquinante che caratterizza il diesel. Le materie prime per produrre l’ammoniaca e il suo derivato urea sono l’azoto, estratto distillando l’aria, e l’idrogeno estratto dal metano.

L’urea e gli altri composti dell’azoto sono anche i fertilizzanti più ampiamente usati.

La Yara di Ravenna, 60% del mercato nazionale e unico produttore in Italia, ha sospeso per un mese la preparazione di Adblue. In Europa gli altri produttori rallentano bruscamente oppure fermano del tutto la fabbricazione.

Il costo dell’additivo è raddoppiato in un paio di settimane, passando da 230-250 euro la tonnellata a 300-500 euro, secondo il rivenditore.

Con ogni probabilità, il problema potrà risolversi a breve. Ma chi resta senza additivo può rimanere con il mezzo fermo. In altre parole, senza l’Adblue continuerebbero a circolare solamente i diesel più vecchi e fumosi.

Scegli tu!
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