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Gigafactory all'ex Olivetti

Logo Avvenire Avvenire 19/02/2021 Andrea Zaghi
© Fornito da Avvenire

Quattro miliardi per arrivare entro la primavera del 2024 alla fabbrica di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici più grande d’Europa. L’ufficialità è arrivata ieri, ma nel Canavese e a Torino, del progetto si parlava già da qualche tempo: un’iniezione di futuro per un’area che, Covid a parte, da tempo fa i conti con la crisi dell’automotive e dell’economia in generale. Certo, è necessario attendere gli sviluppi concreti, intanto però l’indotto che potrebbe essere coinvolto sta già pensando ad organizzarsi. L’iniziativa è della Italvolt, piccola (per ora) società fondata circa un anno fa e guidata da Lars Carlstrom, che aveva già costituito la Britishvolt che sta investendo 2,6 miliardi di sterline nel Northumberland sempre per la produzione di batterie. L’area scelta è quella della ex Olivetti di Scarmagno (nel Canavese appunto), di proprietà del Fondo Monteverdi gestito da Prelios SGR. Si tratta di una superficie di circa un milione di metri quadri, scelta già ai tempi della Olivetti per la facilità dei collegamenti. Grosso modo gli stessi motivi che hanno determinato la decisione di oggi. La gigafactory di Italvolt, prevede circa 300mila metri quadri e una capacità iniziale di 45 GWh, che potrà raggiungere i 70 GWh.


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«Il nuovo impianto – dice una nota –, sarà in grado di rispondere alla crescente domanda di batterie in Europa, destinata ad aumentare a livello globale di 17 volte fino a circa 3.600 gigawatt (GWh) entro il 2030». Una prospettiva che, a livello locale, equivale ad una sorta di soccorso in extremis. Italvolt prevede l’impiego di circa 4mila lavoratori, con un indotto che nel complesso potrà arrivare fino a 15mila nuovi posti di lavoro. La corsa verso il 2024, tuttavia, inizia adesso. Carlstrom prevede che sia abbastanza facile reperire i fondi necessari per l’investimento sull’onda dell’attenzione verso gli investimenti 'verdi' da parte dell’Europa. Determinante sarà la collaborazione proprio del territorio e delle istituzioni locali. Che ovviamente è già stata chiesta e promessa. «Abbiamo trovato la perfetta combinazione dei fattori necessari per cogliere al meglio l’opportunità dell’industrializzazione verde», dice Carlstrom. Il piano è stato presentato al gruppo dei Comuni coinvolti e anche ad API Torino, Confindustria Canavese, Unione Industriale di Torino. Assicurato l’appoggio della Regione Piemonte.

«Il lavoro svolto fin dallo scorso mese di settembre ha dato i frutti sperati», dicono il governatore Alberto Cirio e l’assessore alle attività economiche e produttive Andrea Tronzano. Intanto, il sistema delle Pmi del territorio si organizza. «Promuoveremo la creazione di una filiera costituita da imprese locali in grado di dare vita ad un indotto partendo dalle competenze già esistenti e sviluppandone altre », dice Corrado Alberto, presidente di API Torino. «Sarà molto interessante, quando sarà noto il business plan, analizzare le metodologie adottate per un impianto di batterie a ioni di litio, che sarebbe una novità assoluta in Italia», commenta invece Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriale. Mentre di «eccezionale risorsa per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio» parla Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese. Approvazione anche da parte dei sindacati che chiedono «che venga attivato, appena possibile, un tavolo di confronto regionale per individuare le competenze e professionalità dei lavoratori necessarie», dice il segretario generale Cisl Torino-Canavese, Domenico Lo Bianco. In campo anche due grandi nomi dell’industria piemontese. Lo stabilimento sarà progettato dalla divisione architettura di Pininfarina. Comau sarà il fornitore di impianti e tecnologie per la produzione. Per ora il calendario prevede l’insediamento di Italvolt in ottobre e subito dopo l’inizio dei lavori.

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