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Sanità, l'Italia spende poco e spreca 23 miliardi di euro l'anno

Logo La Repubblica La Repubblica 18/12/2017

Non è vero che la sanità pubblica è "al tracollo e sostanzialmente irriformabile". Ma la ricerca di Eurispes ed Enpam, sotto l'egida dell’Osservatorio su Salute, Previdenza e Legalità, pur partendo dal volere ricordare i punti di forza del sistema sanitario tricolore offre una serie di dati che lasciano intuire quanto ampi siano i margini di miglioramento. A cominciare dal tema delle risore.

L’Italia investe infatti il 14,1% della spesa pubblica per mantenere il proprio sistema sanitario, l’1,1% meno della media europea. L’Irlanda è il paese che vi dedica la quota più alta (19,3%), ma questa spesa incide solo per il 5,7% del proprio Pil, dato che per l’Italia sale al 7%, dice il rapporto. Il Ssn è un "datore di lavoro" di massimo peso nella Penisola, tanto che nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere 3-400mila lavoratorori "'neri o grigi' che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona". Tutto compreso, dunque, nel settore lavora quasi un occupato su dieci nel Paese.

Il futuro che questa truppa di lavoratori assicura al sistema è però incerto. "Secondo la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia circa 21.700 medici di base andranno in pensione entro il 2023, mentre il numero dei giovani medici in ingresso si prevede non superiore alle 6.000 unità", si legge nel resoconto. Dati che fanno concludere: "Questo significherà una carenza di 16.000 medici di base e la quasi certezza che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potrà avvalersi del medico di famiglia".

In questo contesto di necessità di personale spicca la stima che n dieci anni, dal 2005 al 2015, ci sia stato "un vero esodo silenzioso di medici italiani, che dopo la laurea nel nostro Paese hanno scelto di andare a esercitare altrove, soprattutto in Gran Bretagna. In questo periodo infatti si registrano 10.104 medici 'espatriati', un su tre diretto oltre Manica", dice il rapporto. Senza contare che il blocco del turn over, che da anni impedisce un ricambio del personale negli ospedali e nei presidi del Ssn, ha creato un esercito di medici, assistenti sanitari e tecnici che lavorano a partita Iva o addirittura con logica interinale.

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Tra i dati economicamente più rilevanti del documento, infine, si aggiornano le stime circa il tasso medio di corruzione e frode in sanità: se si applicassero i valori medi comunemente stimati alla situazione italiana, ne verrebbe un conto da 6,5 miliardi di euro l’anno. "Se poi alla stima dell’impatto della corruzione sommiamo quella dell’inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario (che inciderebbe per il 3% del totale) e il peso degli sprechi, valutato nell’ordine del 18% della spesa totale, l’insieme delle pratiche corruttive, degli sprechi e delle inefficienze, costerebbero annualmente al nostro Paese ben 23,6 miliardi di euro".

Negli ambiti affini agli "sprechi" rientra anche il fatto che gli italiani facciano 24 milioni all'anno di accesso alla medicina di emergenza, quella dei pronti soccorsi, "almeno per un quarto sostanzialmente immotivati". Nella medicina difensiva, gli “sprechi” ammonterebbero a ben 13 miliardi l’anno una cifra che corrisponde all’11,8% dell’intera spesa sanitaria totale (pubblica e privata). "L’eccesso di cautela, dunque, graverebbe in quota consistente sul Sistema sanitario e sulle tasche dei cittadini, generando un aumento immotivato di prescrizione di farmaci, visite, esami e ricoveri".


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