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Shrinkflation, pagare lo stesso per avere meno: in campo l’Antitrust

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 24/05/2022 Diana Cavalcoli
© Fornito da Corriere della Sera

Meno prodotto, stesso prezzo. L’Antitrust avvia un monitoraggio sulla cosidetta «Shrinkflation», dall’inglese to shrink “restringere”e inflation “inflazione”. Si tratta di una particolare tecnica di marketing attraverso cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni, mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati. L’Autorità, ha detto il direttore generale per la tutela del consumatore, Giovanni Calabrò in audizione alla Commissione d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, «sta monitorando il fenomeno al fine di verificare se possa avere rilevanza ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette».

Dalle colombe pasquali alle mozzarelle

Dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori che il monitoraggio è partito «grazie al nostro esposto dell’8 aprile, in cui, per primi, abbiamo segnalato tutti i prodotti che grazie alla tecnica di marketing della shrinkflation, che ridimensiona il peso consolidato di prodotti di largo consumo, mascheravano l’aumento del prezzo». L’associozione segnala il casi «delle colombe pasquali da 750 grammi, le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125, il caffè da 225 al posto di quello da 250 grammi, la pasta non nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il té con 20 bustine invece di 25 e innumerevoli altri prodotti». E puntualizza: «La sgrammatura dei prodotti è antica, ma con la crisi attuale e gli aumenti dei costi di produzione delle aziende, dovuti ai rincari energetici di luce e gas, le segnalazioni dei consumatori si erano moltiplicate e le tecniche delle aziende si sono fatte sempre più insidiose».

Carrelli svuotati al 30%

Soddisfatta anche l’associazione Assoutenti secondo cui la Shrinkflation produce un duplice danno ai consumatori: da un lato porta di fatto ad un aumento del prezzo del singolo prodotto interessato, perché il consumatore paga lo stesso prezzo ma porta a casa meno. Dall’altro obbliga le famiglie ad effettuare con più frequenza la spesa. Dice il presidente Furio Truzzi: «Il fenomeno incide in modo pesante sulle tasche dei consumatori e, attraverso la riduzione delle quantità contenute nelle confezioni dei beni, svuota i carrelli fino al -30%».

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