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Stellantis, impianti sui minimi produzione al 30% della capacità

Logo Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore 09/10/2021 di Filomena Greco
© Fornito da Il Sole 24 Ore

Stabilimenti che lavorano a singhiozzo, tra volumi bassi come a Grugliasco e Cassino, e fermi produttivi legati alla carenza di semiconduttori. Stellantis fa i conti con una capacità produttiva ridotta al 30% negli stabilimenti italiani. Fanno eccezione soltanto le aree produttive di Mirafiori dedicate alla Fiat 500 full electric e Modena, dove si produce la supercar MC20 (Maserati).

Domani l’azienda dovrebbe presentare a sindacati e Governo un altro tassello di quel piano industriale destinato alle fabbriche italiane del Gruppo e che ha già assegnato la nuova piattaforma elettrico/ibrido a Melfi – Bev STLA Medium – e la Gigafactory a Termoli. Riguarderà il Polo di Torino, con lo spostamento a Mirafiori delle produzioni di Maserati Ghibli e Quattroporte, nell’area della Maserati Levante, e il ridimensionamento di Grugliasco, che potrebbe ospitare solo alcune lavorazioni (si veda l’articolo sotto). I volumi produttivi di Stellantis, rivela l’ultimo report della Fim-Cisl, sono in calo in metà delle fabbriche in Italia, e la produzione sconta, a fine settembre, un gap negativo del 16% rispetto al 2019. La produzione, queste le previsioni del sindacato, fino a dicembre scenderà sotto la soglia – 717.636 tra autovetture e commerciali leggeri – registrata nel 2020, l’anno nero del Covid. La situazione dunque è destinata a peggiorare nell’ultimo trimestre dell’anno e rimarrà critica, sul fronte degli approvvigionamenti di semiconduttori, almeno per tutto il primo semestre del 2022.

È in questo contesto che si svolgerà l’incontro domani, 11 ottobre, tra azienda e sindacati al Mise. Sul piatto ci sarà l’emergenza legata alla carenza di semiconduttori, che ha finito per condizionare il mercato – a settembre le immatricolazioni, nonostante gli Ecobonus, sono scese di oltre il 30% rispetto all’anno scorso, con un trend negativo sul 2020 registrato anche a luglio e ad agosto – e ha provocato fermi produttivi pesanti, soprattutto a Melfi, Pomigliano, Cassino e anche in Sevel. Nell’ultimo trimestre la riduzione delle giornate di lavoro è stato del 70% a Pomigliano e di quasi al 30% in Sevel. A Melfi si è lavorato una sola settimana a settembre, così sarà anche a ottobre, Pomigliano ha più di un terzo degli addetti in cassa, a rotazione, e il numero più alto di fermate collettive. La fabbrica di Cassino è penalizzata di volumi in calo costante dal 2017, oggi è al 10-15% della potenzialità produttiva, con cig e una riduzione del personale pari a circa mille addetti.


Video: Inflazione, risparmi e investimenti (Mediaset)

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Il tema dei volumi produttivi entra con forza come criticità del momento al tavolo Stellantis di domani, per almeno due ragioni: da un lato sarà necessario gestire nella maniera più efficace possibile i fermi produttivi con ammortizzatori sociali e accordi sindacali – in Sevel invece c’è stato uno strappo sulla decisione dell’azienda di far cessare le attività di addetti “in prestito” da altre fabbriche e di non rinnovare 300 contratti interinali –; dall’altro lato sarà importante, dal punto di vista sindacale, verificare che non ci siano penalizzazioni a carico degli stabilimenti italiani del Gruppo in una fase molto delicata, in cui si stanno rivedendo gli equilibri con gli altri poli europei del Gruppo. Sul tavolo l’ipotesi di spostare a Torino, ad esempio, una parte delle produzioni di 500 storicamente basate in Polonia, mentre resta tutto da verificare l’impatto sul polo Sevel di Atessa di eventuali revisioni nei piani di produzione di commerciali leggeri. Tutto questo in un contesto che vede l’Italia perdere quota nel settore automotive a partire dal 2017, ultimo anno di crescita degli indicatori su produzione, fatturato e ordinativi come evidenzia l’ultimo Focus Anfia sull’industria autoveiclistica.Sebbene negli ultimi cinque anni la produzione media annua è stata pari al milione di autoveicoli, il 23% in più rispetto al quinquennio precedente (2011- 2015).

La situazione contingente potrebbe, questa la preoccupazione espressa dai rappresentanti dei lavoratori, spingere i vertici del Gruppo a rimandare il completamento del piano di investimenti che prevede per l’Italia due nuovi modelli – Alfa Romeo Tonale a Pomigliano e Maserati Grecale a Cassino – e il lancio delle Maserati Gran Turismo e Gran Cabrio in versione elettrica. Sul tavolo c’è poi l’altra questione stratetica, il futuro industriale dei singoli poli italiani del Gruppo nel quadro della strategia «step by step» annunciata nei mesi scorsi dai vertici Stellantis. Preoccupano i volumi al lumicino di Cassino, la saturazione di Melfi, la futura sede produttiva della Nuova Panda, le fabbriche di motori come la VM di Cento, i reparti dove si producono cambi come le Meccaniche di Mirafiori.

La spinta sulla razionalizzazione dei costi è una delle prime azioni annunciate dal ceo Carlos Tavares all’indomani della fusione tra Psa e Fca. Lo stress provocato dalla mancanza di semiconduttori rende questa esigenza ancora più urgente per il Gruppo. Al di là della contingenza, lo dimostra la scelta fatta dai vertici sui due poli Opel in Germania, con la sospensione per tre mesi delle lavorazioni nello stabilimento di Eisenach. Per l’Italia questo ha significato l’avvio di una attenta azione di monitoraggio sui costi di esercizio degli stabilimenti e di razionalizzazioni nei processi industriali e nella fornitura di servizi. Una strategia resa ancora più urgente dalle difficoltà di queste settimane e che sta probabilmente alla base delle decisioni su Grugliasco.

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