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A teatro e a cena fuori. Da lunedì in giallo 50 milioni di italiani

Logo La Repubblica La Repubblica 22/04/2021 di Michele Bocci
Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni © Fornito da La Repubblica Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni

Tra i 46 e 51 milioni di italiani da lunedì saranno in zona gialla. In occasione delle riaperture previste nel decreto del governo, la gran parte del Paese entra nello scenario dove sono possibili gli spostamenti, restano aperti all'esterno bar e ristoranti, ripartono le scuole, i teatri, i cinema, i musei, gli sport da contatto. Il numero più alto si raggiungerà se le Regioni ancora in bilico finiranno in giallo. La principale tra queste è la Puglia (4 milioni di abitanti), che di certo non sarà più rossa come la settimana scorsa ma i cui dati ieri non rendevano ancora chiaro se è destinata al giallo o all'arancione.

Dubbi ci sono anche per Basilicata e Molise e oggi dovrebbe essere la Cabina di regia dell'Istituto superiore di sanità e del ministero alla Salute a scioglierli, permettendo al ministro della Salute Roberto Speranza di firmare l'ordinanza con i cambi di colore nel pomeriggio.

In zona rossa ci sarà solo la Sardegna, che fino a non molto tempo fa era l'unica in bianco. In arancione restano Calabria, Sicilia e Valle d'Aosta. Saranno gialle 12 regioni e cioè Campania, Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e le due Province di Trento e Bolzano. Poi ci sono le tre in bilico.

In generale, l'incidenza sta scendendo e questa settimana, dicono i dati raccolti tra venerdì 16 e ieri, nessuna Regione è sopra la soglia dei 250 casi settimanali per 100mila abitanti, cosa che non avveniva da tempo. L'incidenza media nazionale scende da 182 a 159. E però ancora ieri i dati dei nuovi contagi erano alti (16.232), così come i decessi (360). I tecnici così temono che le riaperture possano portare guai. Secondo Massimo Andreoni, ordinario all'Università di Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, "con questi numeri fino a non molto tempo fa saremmo rimasti chiusi e invece adesso sono sufficienti a dire che stiamo tranquilli". L'epidemiologo si dice perplesso per quanto sta succedendo. Il timore è che la curva ritorni a salire. "Preoccupa soprattutto quello che sta succedendo vicino a noi, in Francia e in Germania. Dobbiamo fare molta attenzione. Si è puntato sulla speranza che con la bella stagione la circolazione del virus si riducesse, ma a me non sembra che questo stia avvenendo".

La campagna vaccinale prosegue, ma non è ancora efficace per mettere l'epidemia sotto controllo. "Le persone protette sono ancora troppo poche per vedere l'effetto. Questo si osserva magari nelle residenze Rsa e tra il personale sanitario, dove non ci sono più le epidemie della prima e della seconda ondata, ma sulla popolazione generale i numeri sono ancora ridotti". Insomma, ripartendo adesso il governo si è preso dei rischi. "La sensazione è che in questo momento ci fosse la volontà di andare comunque in una certa direzione, evidentemente i dati sono stati considerati in maniera diversa".

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