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Coronavirus, «Uscite di casa, è un complotto». Il delirio social è sotto inchiesta

Logo Il Mattino Il Mattino 19/03/2020 Lorenzo De Cicco

«Sfido chiunque di voi a trovarmi un morto di coronavirus, non ce n’è uno! E allora sto a casa per cosa? Me ne frego. Ci sto male a vedere tutte ‘ste pecore», dice Gianluca S. mentre si filma in auto in diretta Facebook, hashtag #ioesco e subito dopo #coronavirus. Una sfida al buonsenso e alle regole fissate dal governo per arginare il contagio da Covid-19. Solo questo post ha raccolto in poco tempo 5.252 like, 8.028 commenti – perlopiù di incoraggiamento o, ancora peggio, di emulazione – e 6.848 condivisioni. Tutti stanno in casa per rispettare il decreto e mettere un freno alla diffusione del virus? Loro no, escono e incitano a fare lo stesso, tanto «è tutto un complotto!». Una catena di messaggi che si propaga a suon di visualizzazioni e “share”, fino a raggiungere centinaia di migliaia di persone. È un’altra viralità – quella dell’idiozia che si moltiplica in rete – pericolosissima. A combatterla non sono medici e infermieri, in questo caso, ma gli uomini della Polizia Postale, che solo negli ultimi giorni hanno avviato indagini su 30 persone, tutte disinvoltamente impegnate a far sapere ad amici (di Fb) e follower di infrangere i divieti anti-convid, raccontando di spostarsi come prima, più di prima, e invitando tutti gli altri a fare altrettanto. Una condotta non solo dannosa e allarmante: è anche un reato. L’accusa è istigazione a delinquere. 

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La Polizia Postale sta già procedendo all’identificazione dei profili social incriminati, spesso individuati tramite la piattaforma di segnalazioni del commissariato online. Gianluca S., che diceva «non c’è un morto di coronavirus», è uno dei profili segnalati. Ma ce ne sono tanti altri, a decine. In un caso è scattato l’arresto. Un 53enne di Alassio, comune di 10mila abitanti in provincia di Savona, ha pubblicato su Twitter la foto di una pistola infilata tra la cinta e la camicia, allegando il commento: «Altro che arresto, agente avvisato mezzo salvato. A buon intenditore poche parole». La Polizia locale lo ha beccato in strada ed è bastato questo perché l’uomo si desse alla fuga, barricandosi in casa, ripiegando sul balcone, a lanciare insulti alle forze dell’ordine. La pistola, si è scoperto poi, era giocattolo. Non tutti lasciano sui social commenti violenti. Molti semplicemente mettono in dubbio l’emergenza e spingono gli altri a continuare come niente fosse. Quattro amici di Genova – si legge in un’altra segnalazione al vaglio della Postale – sono andati ad allenarsi in una palestra, che in teoria avrebbe dovuto restare chiusa, «effettuando uno streaming su Twitch.tv». 

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«I controlli contro i reati online sono stati rafforzati», spiega Nunzia Ciardi, direttore della Polizia Postale. «C’è stata una vera e propria esplosione di cyber crime, in questi giorni. Gridare al complotto, mentre siamo tutti a casa in una situazione d’emergenza, non è solo assurdo, è anche gravissimo. Si rischia il procurato allarme». Come precauzione, non servono mascherine e guanti: «Basta non fidarsi del passaparola».

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