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Domande e risposte: casi di trombosi rare. C’è una segnalazione ogni 100 mila iniezioni

Logo La Repubblica La Repubblica 4 giorni fa di Elena Dusi
© Fornito da La Repubblica

1 - Quanti casi di trombosi ci sono stati in Italia?

Ieri l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha pubblicato il quinto rapporto sulla farmacovigilanza, che copre il periodo fino al 26 maggio. Non è citato il numero di trombosi, a differenza dei precedenti rapporti. Si dice solo che c’è stata una segnalazione ogni 100 mila vaccinati, in linea con gli altri paesi. Le dosi AstraZeneca sono state 6,7 milioni, quindi circa 67 segnalazioni. I casi veri e propri sono stati meno delle segnalazioni: 45. Nel rapporto che arrivava al 26 aprile i casi erano stati 34 su 4 milioni di dosi (0,85 ogni 100 mila vaccinati).

2 - Quali categorie sono più a rischio?

Il rapporto Aifa pubblicato ieri dice che i casi si sono verificati prevalentemente sotto ai 60 anni. Il rapporto del mese scorso era più dettagliato: “La maggior parte di questi eventi (65%) hanno interessato le donne con un’età media di circa 48 anni e solo in un terzo dei casi circa gli uomini con un’età media di circa 52 anni”. Il motivo non è noto. Si ipotizza che le trombosi nascano da fenomeni autoimmuni, che sono più comuni fra le donne e in età giovane. Questa osservazione ha portato molti paesi a sconsigliare AstraZeneca per i giovani.

3 - La seconda dose è più sicura della prima?

L’Aifa non ha registrato casi fra chi ha ricevuto la seconda dose di AstraZeneca. Le autorità sanitarie della Gran Bretagna hanno invece osservato 15 casi su 9 milioni di seconde dosi somministrate. La proporzione è dunque molto più bassa rispetto alle prime dosi. Il motivo di questa differenza non è noto. Per precauzione diversi paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Norvegia e Danimarca) oltre al Canada hanno consigliato di somministrare il richiamo con un vaccino a Rna: Pfizer o Moderna.


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4 - Esiste una cura per chi è colpito dalla trombosi?

Non c’è una cura sicuramente efficace. Si tenta con immunoglobuline o cortisone per calmare il sistema immunitario. Un caso su 4 però risulta fatale. La trombosi infatti si presenta in modo molto peculiare: unita a un calo drastico delle piastrine. Questa particolarità da un lato rende il problema riconoscibile con relativa facilità. Dall’altro però ostacola le cure. I trattamenti usuali per le trombosi – gli anticoagulanti – in questi casi infatti sono poco efficaci proprio per il numero basso di piastrine.

5 - Cambiare vaccino per il richiamo è sicuro?

I primi studi mostrano che non solo è sicuro, ma il “mix and match” (uso di vaccini diversi per prima dose e richiamo) può migliorare la protezione. Uno studio in Spagna e due in Germania hanno visto che chi ha ricevuto AstraZeneca alla prima dose e Pfizer alla seconda ha gli stessi anticorpi di chi ha ricevuto due dosi di Pfizer. L’ipotesi è che i vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson&Johnson) stimolino in modo particolare i linfociti T. I vaccini a Rna (Pfizer e Moderna) invece stimolerebbero di più gli anticorpi.

6 - Come capire se i benefici superano i rischi?

L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha pubblicato il 23 aprile una tabella in cui sono soppesati benefici e rischi di AstraZeneca per ciascuna fascia d’età, nelle diverse condizioni di epidemia. La tabella è anche sul sito dell’Aifa. Ognuno può leggere quanti sono, per la sua età, i casi di malattia e decesso per Covid prevenuti da AstraZeneca e quante le trombosi. Tra 30 e 39 anni il vaccino previene 3 morti per Covid ma causa 1,8 trombosi ogni 100mila vaccinati. Tra 20 e 29 anni le morti evitate sono 0 e le trombosi 1,9.

7 - Perché si è usato AstraZeneca se è sconsigliato fra i giovani?

Le prime trombosi con i vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson&Johnson) sono comparse a febbraio. L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, si è limitata ad analizzarli, a ribadire che erano molto rari e a confermare il nesso con il vaccino, lasciando agli stati libertà di scelta. In Italia l’Aifa li ha sconsigliati al di sotto dei 60 anni, ma senza vietarli del tutto, sia per non rallentare le vaccinazioni che per smaltire le scorte. Per riceverli al di fuori delle età consigliate occorre firmare un modulo in cui si accetta il rischio.

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