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Giulio Regeni, la madre attacca Roberto Vecchioni: "Non servono canzoni su mio figlio"

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 10/05/2019
© SE Poligrafici(wc)|ANSA|940f607515407c60ae7358ddecc4773f

Torino, 9 maggio 2019 - "Non servono canzoni su mio figlio, come quella di un noto cantante settantenne, ma azioni e gesti che aiutino davvero la verità". Paola Regeni parla così al Salone del Libro di Torino. E l'affondo della mamma di Giulio Regeni è chiaramente rivolto al cantautore Roberto Vecchioni, che nel suo ultimo album 'L'Infinito' ha dedicato una canzone al giovane ricercatore torturato e ucciso nel 2016. "Chi sa, chi vuole dire qualcosa sulla morte di nostro figlio - aggiunge la madre di Giulio -, prima parli con la sua famiglia e con il nostro legale. Così ci potete aiutare; in caso contrario è meglio il nulla, grazie. Ci siamo già noi". 

"Giulio", la canzone di Roberto Vecchioni dedicata a Regeni (Corriere Tv)

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VECCHIONI: "CI SONO RIMASTO MALE" - Immediata la risposta del cantautore: "Ci sono rimasto male - spiega Vecchioni in un'intervista a Rolling Stones -. Nella canzone si fa accenno alla vicenda di Giulio, ma in maniera corretta e innamorata, senz'altro dalla sua parte. Per questo non credo di aver leso alcun diritto della signora, che conosco e a cui voglio bene". E aggiunge: "Ho mantenuto la promessa di non cantarla in tv o parlarne con i giornalisti. L'ho cantata in teatro e la farò in tour, ma l'ho tenuta in un angolo. Non l'ho fatta diventare un singolo per rispetto a lei, anche se ci avevo pensato. Non volevo strumentalizzare la vicenda, non so cos'altro avrei dovuto fare", conclude il cantautore. 

"GIULIO AFFAMATO DI VERITA'" - La madre di Giulo ha poi continuato il suo discorso al Salone del Libro di Torino: "Siamo qui non solo per Giulio, a cui noi come genitori abbiamo sempre dato una grande fiducia, ma per i tanti Giulio con la stessa voglia di conoscenza che sono stati torturati e uccisi nel mondo. Come insegnante vi dico di studiare e viaggiare per sapere come sono le cose del mondo, anche se alla fine non potreste trovare il lavoro che giustamente vi aspettate, perché oggi è davvero dura, e anche se non vi posso nascondere che lo studio ha portato Giulio alla morte...". "Giulio era uno di voi - ha concluso poi Paola -, curioso, affamato di vita e di verità". Con la stessa "fame", adesso "siamo noi che non smetteremo mai di ricercare la verità sulla morte di nostro figlio". 

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