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Il Partenone «asfaltato» divide Atene: più accessibile, ma dov’è la sua magia?

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 11/06/2021 Andrea Nicastro

Che la dea Atena li illumini, che lo spirito di Pericle aiuti i greci moderni, perché se il demos (popolo) ha la parresìa (libertà di parola) allora la archìa (il governo) diventa un affare spinoso e ogni decisione difficile. Il popolo del web (quella parte almeno che ha il cuore all’opposizione) sta prendendo a male parole la maggioranza (di destra) per l’ammodernamento . Sembrerebbe facile capire chi ha ragione, ma ad ascoltare tutti si è colti da dubbi che neppure gli àristoi (i migliori) di Platone sanno dirimere.

L’Acropoli è una collina calcinata dal sole, incubo di tutti i ragazzini trascinati alle due del pomeriggio d’agosto a visitare quello che nella vita si deve vedere almeno una volta (anche se preferibilmente al mattino presto). In cima c’è il Partenone, l’essenza dell’eleganza antica, ma per arrivarci bisogna salire scaloni, girare, rigirare, in genere aspettare che il gruppo vacanze davanti decida di procedere. Quando finalmente si varca la porta monumentale, che incanta chiunque da prima di Gesù, ci si ritrova su una spianata che domina la città sino al mare. Estasi pura per la quale 150 persone l’anno scivolano, inciampano, si rompono le gambe. Per non parlare della frustrazione di chi è in sedia a rotelle visto che l’unico ascensore era perennemente rotto.

Messo così, l’intervento deciso da Manolis Korres lascia pochi dubbi. Il 73enne architetto a capo del Comitato di conservazione dell’Acropoli, una vita a spiegare al mondo come si salva un simbolo, ha deciso di pavimentare un percorso sulla cima dell’Acropoli per permettere a più gente di accedere in sicurezza. Il professore ha pure riparato e ingrandito l’ascensore. Anche le carrozzine potranno finalmente avvicinarsi all’Eretteo. Korres vorrebbe andare avanti e cambiare anche l’accesso per evitare i gradoni. Cosa ci può essere di sbagliato?

Ecco una sintesi delle critiche piovute addosso all’anziano luminare: il cemento usato è orribile, impedisce l’assorbimento dell’acqua, rovina le rocce sottostanti, uccide il delizioso fiorellino che cresce (quasi solo) lì e l’intero progetto rappresenta la resa senza condizioni al turismo di massa che, prima o poi, distruggerà sia il monumento sia la sua magia.

La nuova pavimentazione non è asfalto grigio scuro, ma un cemento più chiaro che, però in effetti, continua a fare a pugni con il rosa della pietra. Da quando il lavoro è finito, poi, c’è stato un unico acquazzone e per la prima volta in 2.500 anni l’Acropoli si è allagata. Altri esperti, altrettanto titolati di Korres, come Despoina Koutsoumba, presidente degli archeologi greci, dicono che la membrana posata prima del cemento non basta a proteggere la roccia. Altri ricordano che ciechi e toilette per disabili sono stati negletti. E infine sì, sono le navi da crociera a chiedere spazi più grandi per i loro mega gruppi mordi-e-fuggi. Niente di nuovo sotto il sole della democrazia greca: Fidia, amico di Pericle, morì in carcere proprio per una polemica sulla statua di Atena.

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