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Il paziente che torna a leggere dopo che il Covid non gli faceva più decifrare le lettere

Logo La Repubblica La Repubblica 10/04/2021 di Enrico Ferro
© Fornito da La Repubblica

TREVISO - Vedere un insieme di simboli su un foglio bianco e non riuscire a decifrarli. Sono lettere dell’alfabeto, una in fila all’altra a comporre parole, frasi, capoversi. Un uomo di Montebelluna (Treviso) di 72 anni, con una laurea in Economia e commercio e una vita di lavoro alle spalle, di punto in bianco non è più riuscito a leggerle. Si tratta del primo caso al mondo di paziente post Covid affetto da totale incapacità di leggere in seguito a ictus: era ricoverato all’ospedale di Treviso, è stato seguito per tre mesi. Al termine della terapia neuropsicologica ha recuperato la funzione ma non era un risultato scontato.

Lo studio, sviluppato dal team di ricerca guidato dal professor Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova, in collaborazione con i neuropsicologi Massimo Prior e Teresa Mercogliano e i medici Leonardo Meneghetti e Matteo Bendini dell’ospedale di Treviso, è stato pubblicato su Neurological Science. “Parliamo di un paziente positivo al Covid, che poi si è negativizzato” spiega il professor Priftis. “Un giorno, dopo il secondo tampone, il paziente ha avvisato i medici che non vedeva nulla dalla parte destra. Hanno provato a dargli qualcosa da leggere, ma niente da fare. Con la risonanza magnetica è risultato un ictus ischemico nella parte posteriore dell’emisfero centrale sinistro”. Ed è a questo punto che subentra il servizio di neuropsicologia. “Abbiamo fatto i test per valutare le varie funzioni: parola, comprensione, scrittura, memoria, percezione visiva. Risultava tutto intatto, tranne la funzione della lettura. Un caso di alessia pura, senza agrafia: se gli dettiamo qualcosa scrive perfettamente ma appena lo distrai e gli chiedi di rileggere si blocca”.

Non un problema da poco, insomma. Niente più giornali, niente libri, nemmeno i messaggi del telefonino e perfino i cartelli stradali. Un caso molto simile era stato studiato a Bergamo lo scorso mese di settembre, in un uomo di 53 anni, anche questo con Covid e ictus.  “Abbiamo scoperto che il rischio di incorrere in un ictus è il doppio per i pazienti affetti da Covid” rivela Priftis. “La perdita di facoltà come la lettura dipendono dall’ictus, che a sua volta dipende dal Covid”.

I ricercatori dell’Università di Padova si sono messi quindi a catalogare i disturbi, dividendoli in “Covid con ictus” e “Covid senza ictus”. Nella prima ipotesi hanno rilevato casi di alessia e agrafia, nella seconda confusione e agitazione. “Molti pazienti, a distanza di mesi dalla negativizzazione hanno difficoltà di memoria nella gestione della vita quotidiana” spiega ancora il professor Priftis. “Un paziente mi ha detto: prima facevo la valigia e organizzavo un viaggio in due ore, dopo il virus ci impiego un giorno intero. Ci sono quindi effetti che durano, rimangono. Ritengo che la valutazione e la riabilitazione neuropsicologica debba essere fornita a tutti i pazienti Covid che presentano difficoltà cognitive, per evitare disturbi permanenti”.

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