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"Italo non scarichi sul Cts la sua crisi pre Covid"

Logo HuffPost HuffPost 17/09/2020 Luciana Matarese
italo cts © Fornito da HuffPost italo cts

“Italo non può addossare al Covid e al Comitato tecnico scientifico difficoltà economiche e occupazionali che esistevano già prima della pandemia”. Questa, in sintesi, la replica opposta dal Comitato tecnico scientifico all’amministratore delegato di “Italo”, Gianbattista La Rocca, che stamane in un’intervista aveva annunciato: “Se permangono certe condizioni nel giro di due mesi ci fermeremo con gravi ripercussioni sull’occupazione: ci sono 1.500 famiglie a rischio che arrivano a 5 mila considerando l’indotto”. Di qui l’allarme sul futuro dell’azienda e l’auspicio di un ripensamento da parte degli esperti del Comitato tecnico.

Materia del contendere, il tetto alla capienza per i convogli dell’Alta velocità imposta dalla norma anti-Covid che limita al 50 per cento dei posti solo Italo e i Frecciarossa, mentre a tutto il trasporto pubblico locale è consentito arrivare all’80 per cento. Indice puntato contro i tecnici, che due giorni fa - 15 settembre - nell’ultima riunione del Comitato, hanno valutato la questione decidendo di non derogare alle regole e ai limiti fissati finora. “Una scelta basate su valutazioni tecniche, studi scientifici e analisi dei rischi”, fanno notare dal Comitato respingendo le parole di La Rocca, presente alla riunione insieme al direttore operativo dell’azienda, Paolo Belforte.

Tanto più che, sottolineano i tecnici, le difficoltà occupazionali con cui si trova a fare i conti “Italo” esistevano già prima della pandemia. Un’informazione consegnata ai tecnici dallo stesso La Rocca, come risulta dal verbale finale dell’ultima riunione, di cui HuffPost è in possesso.

“Durante l’interlocuzione - si legge nel documento qui pubblicato in esclusiva - il Cts ha avuto modo di apprendere dall’a.d. di Italo-Ntv delle difficoltà in termini occupazionali preesistenti alla contingenza epidemica da Sars-Cov-2. Al riguardo, il Cts ha rimarcato che le valutazioni che il consesso esprime sono esclusivamente di natura tecnico-sanitaria e non di natura economica o socio-economica che attengono ad altre competenze”. Come dire: non scaricate sulle spalle dei tecnici questioni di natura economica che potrebbero diventare anche politiche. Una presa di posizione netta, questa del Cts, che, stando a quanto risulta ad HuffPost, sta valutando di inviare al Ministro della Salute e, per suo tramite, al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, una nota riservata per ribadire la sua natura tecnica e il fatto di aver sempre espresso pareri coerenti con il principio di massima precauzione per le azioni di contenimento del contagio.

Perché “no”. Ma perché per i tecnici per ora non ci sono le condizioni per derogare ai limiti attuali fissati per il riempimento dei treni dell’alta velocità quando sui treni regionali e sui mezzi del traporto pubblico locale si può arrivare a occupare l’80 per cento dei posti? Le risposte - sempre basate su evidenze scientifiche - sono elencate nel verbale, dal quale si apprende che durante la riunione “Italo” ha proposto di distribuire mascherine chirurgiche ai passeggeri ogni quattro ore, in modo da poterle sostituire.

Mascherine e distanze. Misura, l’uso delle mascherine, con il distanziamento e l’igiene personale e ambientale, che costituisce “elemento fondamentale per il contenimento del rischio di trasmissione del Sars- Cov2 anche nel trasporto ferroviario”, si legge nel documento. Nel quale, numeri alla mano, si stima che l’occupazione dei posti sui treni “Italo” possa essere più alta del 50 per cento - dal 55 al 60-66 per cento - puntando sulla possibilità di occupare interamente le file singole, quelle in cui i passeggeri non siedono faccia a faccia, o di non dover rispettare il distanziamento nel caso di passeggeri conviventi o congiunti. A questo proposito il Cts sottolinea che fino al 14 settembre - quindi fino al giorno precedente la riunione - il sistema online di Italo” non permetteva di usare l’opzione di prenotare posti vicini per congiunti/conviventi e che “è stata implementata successivamente”.

La durata del viaggio. Altro punto alla base delle perplessità del Cts e che differenzia nettamente i mezzi del trasporto pubblico locale dai treni dell’Alta velocità riguarda il tempo di permanenza media dei passeggeri a bordo, decisamente inferiore su bus, tram e metropolitane. “Studi epidemiologici internazionali - spiega ad HuffPost una fonte dal Cts - hanno evidenziato come stando al fianco di un positivo asintomatico il rischio di contagio aumenti, dunque maggiore sarà il tempo di permanenza maggiore saranno le probabilità di infettarsi”. Quanto ai treni regionali, dove pure si può viaggiare per periodi di tempo lunghi, il fatto che l’occupazione sia consentita all’80 per cento deriva anche dalla possibilità di “cambiare l’aria” legata alle fermate che scandiscono il viaggio, sicuramente più numerose rispetto a quelle di un treno dell’Alta velocità. “La misura aggiuntiva dell’apertura delle porte esterne dei treni durante le fermate nelle stazioni non garantisce migliora,e ti significativi dell’incremento dei volumi di ricambi d’aria nei convogli”, puntualizzano i tecnici.

Filtri e ricircolo dell’aria. Questione di ricircolo dell’aria, insomma. Il Dpcm del 7 settembre - ricorda il Cts nel verbale - prevede che “potrà essere aumentata la capacità di riempimento con deroga al distanziamento di un metro nel caso in cui sia garantita a bordo treno un ricambio di aria almeno ogni 3 minuti e l’utilizzo di filtri efficienti come quelli Hepa e la verticalizzazione del flusso dell’aria”. Nella nota tecnica consegnata agli esperti da Italo- Ntv viene riportato un ricircolo totale dell’aria ogni 2,5 minuti “ma - sottolineano gli esperti - non è prevista, nel breve periodo, la possibilità di installazione e utilizzo dei filtri Hepa”. Di qui la scelta del Cts - convinto della necessità di adottare una politica europea comune di utilizzo dei mezzi dell’alta velocità - di approfondire questo punto, acquisendo maggiori e più dettagliate informazioni sui filtri utilizzati sui treni “Italo” e, più in generale, sui mezzi dell’Alta velocità nel nostro Paese. La discussione probabilmente riprenderà domani quando i tecnici torneranno a riunirsi. L’obiettivo, comunque, è arrivare a una decisione il più possibile ponderata e rispettosa delle evidenze scientifiche nella lotta al contagio. “Al di là di quello che dicono da “Italo”. Perché, in definitiva - conclude la fonte - è questo che ci viene richiesto. Non valutazioni di tipo economico o politico”.

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