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No Vax violenti, otto indagati: preparavano armi per il corteo di Roma. In chat: «Facciamo saltare i camion delle tv»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 09/09/2021 Cesare Giuzzi

«I giornalisti, i media saranno i primi ad andarsene. Se in lontananza, nascosti, vedere i furgoni delle tv private o pubbliche, dategli fuoco... una moltov. O con loro dentro o vuoto il furgone dovete dargli fuoco». Eccola, la fronda violenta del movimento No Vax. Odio verso i giornalisti, il governo, i medici e i palazzi del potere. In chat si scambiavano anche l’indirizzo di casa del premier Mario Draghi. Sono 8 gli attivisti perquisiti all’alba di giovedì 9 settembre dagli investigatori della Digos e della polizia Postale di Milano su ordine dei magistrati Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo della procura e del pm Piero Basilone. Facevano parte del gruppo Telegram «I guerrieri» e progettavano di provocare disordini nel corso del raduno «No Vax» in programma nel weekend a Roma. Gli indagati, cinque uomini e tre donne fra i 33 e i 53 anni, tutti italiani sono accusati di istigazione a delinquere aggravata. Degli otto indagati due vivono in provincia di Milano, due di Roma, una di Bergamo, una di Reggio Emilia, una di Venezia e una di Padova. In particolare, i due milanesi e una donna di Roma erano gli amministratori del gruppo Telegram. La chat è stata «cancellata» da uno degli amministratori quando ha visto alla sua porta gli agenti della polizia. I tecnici della Postale avevano però copiato preventivamente i messaggi e hanno monitorato in diretta il tentativo di cancellazione. Nei venivano progettate azioni violente da realizzare, anche con l’uso di armi ed esplosivi «fai da te», e con l’uso di un fantomatico drone esplosivo, in occasione delle manifestazioni «No green pass» organizzate su tutto il territorio nazionale, in particolare quella in programma a Roma per le giornate dell’11 e 12 settembre.

I messaggi e le armi

Gli investigatori della Digos milanese, diretti da Guido D’Onofrio, e quelli della Postale, diretti da Tiziana Liguori, hanno perquisito le abitazioni degli indagati e hanno sequestrato il contenuto di pc, cellulari, tablet e account social. Nella casa dell’attivista residente a Reggio Emilia sono state trovate una katana, uno sfollagente, diversi spray al peperoncino. Intercettato si vantava del suo arsenale artigianale: «Se scoprono quello che ho in casa mi arrestano per terrorismo...». In un’altra abitazione hanno trovato due tirapugni che erano stati acquistati appositamente per «gli scontri» da organizzare a Roma. La circostanza è stata documentata anche dalle intercettazioni telefoniche nelle quali si sentono gli attivisti chiamare diverse armerie e chiedere informazioni sui tirapugni. Durante le perquisizioni gli otto indagati sono apparsi «sorpresi» ma anche preoccupati per l’indagine.

Le minacce alla stampa

Gli otto militanti No vax avevano «un particolare odio per la stampa» accusata di essere «asservita al regime». Non a caso è proprio sui giornalisti che si concentravano i messaggi d’odio e l’incitamento a lanciare bottiglie incendiarie molotov: «Avete capito anche il perché non li voglio vedere? Eh?... Perché... quanta gente hanno fatto fuori... quanta gente ragazzi. Quanti dei nostri vecchi hanno fatto fuori».

«Guerrieri» No Vax, i messaggi su Telegram e le armi


Video: Blitz contro i No Vax, otto indagati (Mediaset)

«Volevano condizionare il Governo»

Le azioni del gruppo, scrivono i magistrati, erano «tese a mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale». Gli indagati portavano avanti «iniziative volte ad affermare le convinzioni dell’area cosiddetta `no vax´». Per gli inquirenti, il blitz rientra in una «importante attività preventiva contro dei disordini» che erano stati programmati. Da un lato, c’è il riscontro che questi gruppi stanno «alzando il tiro» e dall’altro si dimostra che le istituzioni e le forze dell’ordine sono presenti nel contrastarli. L’operazione è partita proprio dal monitoraggio della Postale alle chat e ai gruppi social di negazionisti e No vax. Nella chat, frequentata da almeno altri 200 attivisti, venivano condivise e pubblicizzate teorie complottiste nelle quali si diceva che il Covid era una invenzione dei governi e della stampa. I militanti perquisiti, inoltre, sostenevano che ai politici e ai vip venisse «inoculata soluzione fisiologica al posto del vaccino»: «Il popolo bue si fa mettere veleno e loro no». Sostenevano anche che fosse imminente la creazione di «campi di concentramento per i non vaccinati».

La chat «I guerrieri» su Telegram

Oltre alla manifestazione di sabato prossimo a Roma gli attivisti stavano progettando altre azioni violente. Una 53enne cameriera padovana avrebbe invitato tutti al lancio di uova al ministro Roberto Speranza che giovedì scorso avrebbe dovuto essere presente alla festa di Articolo 1 «Pane e Rose», a Chiesanuova. La visita è poi stata annullata per altri impegni istituzionali. Alcuni membri del gruppo stavano organizzando una riunione preparatoria in vista dell’appuntamento romano dell’11-12 settembre, e cercavano di approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare in quell’occasione. «Non risulta, al momento, dal nostro monitoraggio, che ci siano altre chat analoghe, con No Vax che istigano ad azioni violente», ha precisato il dirigenti della Digos Guido D’Onofrio.

«Molto determinate e arrabbiate»

Sono state definite come «molto determinate e arrabbiate» le tre donne che si trovavano tra gli elementi di spicco del gruppo «I guerrieri». Si tratta di una frangia composta da persone con un «profilo basso» senza «esponenti d’area», mai legate a movimenti politici e non censita in precedenti manifestazioni No vax. Gli indagati sono disoccupati, operai, portinai, camerieri. L’unica persona legata a qualche ideologia politica era una donna che abita in provincia di Venezia, in passato vicina agli ambienti indipendentisti dei «Serenissimi» e a cui era stato revocato, in passato, il porto d’armi per problemi psichiatrici. L’unico ad avere armi da fuoco, regolarmente detenute, era invece il bergamasco, un 53enne che aveva in casa due pistole e che stava per acquistarne altre per «collezionismo». Ora gli verrà revocato il permesso per uso sportivo». Tuttavia nelle chat non avrebbe mai fatto cenno a queste armi né a metterle a disposizione di altri attivisti.

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