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’Oltre la violenza’: il video dei detenuti

Logo Il Resto del Carlino Il Resto del Carlino 02/12/2021 SOFIA NARDI
© FRASCA

di Sofia Nardi

Un tema complesso e sfaccettato che richiede l’uso delle giuste parole, di uno sguardo aperto e la voglia di guardare oltre al reato per trovare l’essere umano: si parla di violenza contro le donne e di uomini che hanno scontato o stanno scontando la pena. Il pretesto per fare uscire l’argomento dalle mura del carcere è la realizzazione di un cortometraggio – girato da Corrado Ravaioli di Archimedia con il contributo della Fondazione Carisp – che raccoglie le testimonianze, crude e toccanti, di detenuti che, difficoltosamente, provano a tradurre in parole la loro storia in un groviglio di emozioni. Prima del video, che verrà utilizzato per sensibilizzare sul tema anche le scuole, c’è un lavoro lungo più di un ventennio rivolto ai detenuti della ‘sezione protetta’, coloro che, proprio per il fatto che si sono macchiati di reati sessuali, non possono condividere gli spazi con gli altri carcerati. "Per molti detenuti – spiega la direttrice Palma Mercurio – la violenza sessuale è moralmente peggiore dell’omicidio, perciò per chi l’ha commessa lo stigma è sia fuori che dentro la casa circondariale".


Video: La Giustizia ingolfata (Mediaset)

Senza mai dimenticare il terribile reato che hanno commesso i detenuti della ‘sezione protetta’, né, soprattutto, le donne che ne sono state vittime, Mercurio ricorda il ruolo del carcere: "Noi non siamo qui per ‘mettere qualcuno dentro e buttare la chiave’, come istintivamente si augurano alcuni cittadini leggendo sui giornali dell’ennesimo caso di cronaca nera, ma per riabilitare le persone e scongiurare il rischio di recidive. Gli uomini maltrattanti hanno una psicologia molto complessa, il loro è un fenomeno trasversale che riguarda diverse classi sociali. Ad accomunarli, di solito, c’è il fatto che il maltrattante stesso è stato vittima di violenza. Da oltre vent’anni noi abbiamo un’attenzione particolare dal punto di vista psicologico per questa categoria di detenuti e ci avvaliamo di operatori esperti, capaci di metterli pian piano di fronte a quello che hanno fatto". Un aspetto cruciale nel processo riguarda il rischio di recidiva una volta terminata la pena: "Nel 2014, ben prima che entrasse in vigore la legge 69 del 2019 sul ‘codice rosso’ che impone percorsi di riabilitazione con esperti – prosegue Mercurio –, abbiamo aperto uno sportello ad hoc in collaborazione con il Centro Trattamento Uomini Maltrattanti di Forlì. C’è sempre un momento, a un certo punto dell’osservazione, in cui notiamo un cambiamento e capiamo che la persona è pronta. In quel momento possiamo dire che ha luogo un miracolo, solo che è un miracolo che avviene grazie a interventi mirati da parte dei professionisti".

Daniela Placido si occupa del ‘Servizio oasi’ e tratta proprio con gli attori di reati sessuali: "La nostra missione è quella di reintegrare queste persone nella società. Io sono una donna e parlo da operatrice donna, quindi vedo bene quanto questi reati siano gravi, ma quando conosco i vissuti disastrosi dei detenuti, ecco che il punto di vista cambia: noi dobbiamo metterli in condizione di non perpetuare la violenza uscendo dallo schema". Il centro Trattamento Uomini Maltrattanti collabora con la casa circondariale con incontri settimanali mirati, tenuti dallo psicologo Andrea Spada: "Io comincio il lavoro semplicemente incontrando la persona, non voglio mai conoscere il suo reato in anticipo, altrimenti finirei per vedere il reato e non l’individuo. A quel punto faccio il possibile per riabilitarlo, cercando la giusta porta per entrare in contatto con uomini che, spesso, negano la loro colpevolezza. Qualche anno fa sono cominciati anche gli incontri di gruppo, oltre a quelli tradizionali anche quelli più creativi e il video ‘Oltre la violenza’ fa parte di questo progetto: è stato un modo per individuare un messaggio e lanciarlo verso l’esterno". Che il messaggio non sia facile da recepire, gli attori coinvolti nel progetto lo sanno bene, ma non desistono: "Dopotutto – conclude Palma Mercurio – il carcere esiste proprio per questo: non per tenere le persone dentro, ma per farle uscire migliorate".

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