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Riforma pensioni, le proposte dei sindacati: via dal lavoro a 62 anni e assegno di garanzia ai giovani

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 04/05/2021 Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Riforme da fare subito

Le riforme devono partire prima dello stop a Quota 100 previsto per fine anno. Il pressing dei sindacati punta su una nuova flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o, in alternativa, con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Cgil, Cisl e Uil, mentre insistono per l’avvio di un confronto con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, lanciano l’iniziativa «Cambiare le pensioni adesso», in programma il 4 maggio con i segretari generali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Le richieste dei sindacati in alcuni punti coincidono con l’idea di riforma già espressa dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Anche se tutto è lontano dalle aspettative irrealistiche sulla pensione che pare popolino i sogni degli italiani: una ricerca a cura di Moneyfarm e Progetica infatti svela che il 76% del campione vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età della pensione e i ventenni vorrebbero avere l’assegno già a 55 anni. La speranza di smettere di lavorare ancora giovani pare essersi rafforzata in questo anno di pandemia ( se anche l’America registra una fuga anticipata verso la pensione tra coloro che se lo possono permettere). In Italia, nonostante il rischio altissimo che accada, i 70 anni come età probabile per la pensione sono indicati da un numero molto esiguo di persone nella ricerca di Moneyfarm e Progetica. Intanto, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha dato la disponibilità del governo a riaprire, come richiesto dai sindacati, il cantiere delle riforme già entro mese. Vediamo allora più dettagliatamente quali sono le richieste dei sindacati.

Più flessibilità

Come detto, a fine anno si concluderà la sperimentazione triennale di Quota 100, la possibilità di uscita anticipata con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi e il pensionamento di vecchiaia a 67 anni torneranno a essere la via principale, a meno che non si abbiano 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le lavoratrici). Il timore è per il cosiddetto «scalone». Così, nel lanciare la piattaforma unitaria, Cgil, Cisl e Uil chiedono innanzitutto di superare la legge Fornero a partire dal 2022 e introdurre una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. La richiesta si inserisce in un dibattito molto acceso che nei giorni scorsi ha avuto il contributo del presidente Inps, Pasquale Tridico, che intervenendo a un webinar ha elencato le sue ipotesi di riforma, toccando anche l’idea di pensionamento ispirato a una maggiore flessibilità senza che questa gravi sulla sostenibilità della spesa pensionistica per le casse dello Stato, che è poi il cuore del problema.

L’ipotesi di Tridico

La proposta avanzata da Tridico prevede la divisione in due dell’assegno pensionistico: la parte contributiva potrebbe dare corso a una uscita verso i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. Sarebbe questa la parte da collegare, secondo Tridico, alla cosidetta “staffetta generazionale”, «ovvero la trasformazione dei contratti dei dipendenti più anziani in contratti part-time e assunzioni di lavoratori giovani», prevedendo dunque un orario ridotto per fare spazio a nuovi occupati. Per quanto riguarda, invece, la parte retributiva, questa si potrebbe raggiungere solo al compimento dei 67 anni prevedendo alcune agevolazioni (per esempio: lo “sconto” di 1 anno per ogni figlio di madri lavoratrici; 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi, etc).

I lavori usuranti

Un’altra proposta dei sindacati è quella di riconoscere la diversa gravosità dei lavori e anche il lavoro di cura delle donne, le maggiori vittime dell’inasprimento dei requisiti pensionistici degli ultimi anni. Il concetto di lavoro usurante si riferisce ad attività che per la loro gravosità determinano un invecchiamento precoce, come il lavoro continuativo notturno, quello alle catene di montaggio, lavori in latezza (scale aeree, parenti, ponti), lavori in celle frigorifere etc.

Assegno di garanzia per i giovani

Altra richiesta dei sindacati è quella della pensione di garanzia per i giovani, tema già allo studio dell’Inps riferito ai giovani con carriere discontinue che si profilerebbe come un sostegno strutturale per gli assegni di pensione bassi.

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