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San Valentino, amore e sesso: i bisogni messi da parte e la necessità di ripartire dal desiderio

Logo La Repubblica La Repubblica 14/02/2021 di Paolo Di Paolo
Il murale a Glasgow dell'artista The Rebel Bear © Fornito da La Repubblica Il murale a Glasgow dell'artista The Rebel Bear

Soddisfare le richieste di bouquet di rose per questo San Valentino, secondo i fiorai di Toronto, non sarà possibile. Il calo dei voli commerciali, la riduzione delle tratte dei camion che trasportano fiori dal Sudamerica al Canada via Miami, la chiusura di molte aziende hanno determinato una crisi floreale proprio nell'anno in cui festeggiare fuori casa il giorno degli innamorati è più complicato. Deborah, che gestisce da quarant'anni un negozio a Fort Lauderdale, in Florida, conferma che un febbraio così non l'aveva mai vissuto: l'impennata di ordini è stata impressionante. "Non importa quanto consideriamo intellettualmente stupido San Valentino", dice al New York Times Amy, un'organizzatrice di matrimoni. "Manda fiori alle tue amiche, a tua madre, a chiunque ami. Nessuno si offende se viene pensato, specialmente durante una pandemia di solitudine".

La festa commerciale dell'amore arriva a segnare un anno a corto di abbracci. Quasi 365 giorni in cui abbiamo messo in stallo i bisogni fondamentali, sostengono al dipartimento di neuroscienze dell'University College di Londra: l'esperienza umana è radicata nel contatto, la cui necessità "esiste al di sotto dell'orizzonte della coscienza".

Il Guardian ha raccolto la storia di una donna di quarant'anni che vive sola nella zona sud di Londra. A causa di una lesione spinale è stata costretta a letto per un lungo periodo. Quando stava per uscirne, è arrivato il lockdown. "A un certo punto, non poter avere l'abbraccio di qualcuno è stato come una tortura. Mi sento come se stessi trattenendo ogni emozione nel mio corpo e non sapessi dove metterla".

Se non interrogati al riguardo, non ne parliamo. Semmai con distrazione, con un sorriso che dissimula. Facciamo finta di niente. Ma la verità è che la pandemia ha segnato i corpi di tutti - anche quelli fortunatamente rimasti sani. Ha scavato occhiaie, ispessito rughe, riaperto cicatrici. Forse siamo invecchiati più in fretta: una corrente d'ansia e una mancanza senza nome, attraversandoci per un tempo così lungo, ci hanno resi insofferenti, frustrati, come contratti - nei muscoli e nei desideri. Compresi, naturalmente, quelli erotici. Abbiamo il coraggio di dirlo e di dire che cosa ci manca? La lingua "infetta" - come la linguista Daniela Pietrini ha definito l'italiano della pandemia -  ha ancora parole per dire il desiderio?

Coppie provate da una convivenza insolitamente intensa, single che cercano su Tinder il vero amore o recuperano il numero dell'ex, adolescenti costretti a rinviare il primo bacio, ad accontentarsi di fluviali sessioni di sexting con scambio di foto, o a scivolare nell'apatia. Qualcuno azzarda una definizione cupa: "recessione sessuale". Se un sondaggio commissionato in Italia da Durex certificava un calo del desiderio nell'83% degli intervistati durante i lockdown, un'inchiesta analoga in Gran Bretagna ha rivelato che un inglese su quattro non ricorda più quando ha avuto l'ultimo rapporto sessuale. Un'azienda di giocattoli erotici, scavando nelle esperienze dei clienti, ha scoperto che a un picco delle vendite non ha corrisposto necessariamente una maggiore frequenza della masturbazione. Il calo più significativo si è verificato negli ultimi mesi del 2020, registrando a novembre un -37%. Il numero dei rapporti occasionali è crollato drasticamente: i siti di incontri online hanno aumentato un traffico rimasto in larghissima parte solo virtuale. UK Finance, un'associazione commerciale britannica di servizi finanziari, esorta semmai i clienti a essere vigili, tanto più per San Valentino, sulle "truffe romantiche". Nell'anno della pandemia le frodi sui siti di dating sono cresciute del 20%.

Per baciarsi, il ragazzo e la ragazza ritratti su un muro di Glasgow da un artista che si firma The Rebel Bear abbassano la mascherina. Se aprissero il Times of India, troverebbero una guida - valida a maggior ragione in un momento simile - per "fare sesso sicuro a San Valentino". L'ultimo punto dice: celebrate il vostro corpo.

Sbaglieremmo a trascurare, per bigottismo residuale o per distrazione, il carico di frustrazione e di malessere determinato dalla crisi sanitaria nel campo dell'affettività e della sessualità. "Ripartire dal desiderio" è l'indicazione di un interessante saggio pubblicato da mimimum fax: ripensare, rinominare i bisogni, "aprirsi al conflitto", alla mancanza. "È proprio per questo che il sesso - scrive l'autrice, Elisa Cuter - ha qualcosa da insegnarci sulla politica: proprio perché non è una soluzione, ma l'inizio del problema".

Senza scomodare nemmeno il vecchio Freud, che un secolo fa pubblicava il proverbiale saggio sul "principio di piacere", o intonare di nuovo il canto di sesso e di morte dei ruggenti anni Venti del '900, converrebbe intanto mettersi in ascolto. Svelare, non nascondere. La pulsione improvvisa e rabbiosa, l'indolenza prolungata, la noia e la curiosità che si accende. Rispetto alla morale sessuale, "la tecnologia, la medicina, l'economia, la distribuzione sociale della ricchezza e dell'istruzione, la consapevolezza ecologica hanno fatto progressi molto maggiori", scrive Edoardo Lombardi Vallauri in "Ancora bigotti" (Einaudi). È anche, come sempre, una questione di parole. A uno scrittore, Charles Yu, nelle pagine di Decameron Project (NN), ne bastano quindici: "Hanno bisogno l'uno dell'altro. Cioè di esserci l'uno per l'altro. Di toccarsi".

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