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Stregoneria e truffe, il fascino occulto di Mamma Ebe

Logo La Repubblica La Repubblica 07/08/2021 di Valerio Varesi
© Fornito da La Repubblica

Chissà se Gesù misericordioso a cui si ispirava la sua improbabile congregazione, avrà pietà di “Mamma Ebe”, morta ieri a Rimini a 88 anni. Nella galleria del crimine, Gigliola Ebe Giorgini, nota anche col “nome d’arte” di “Santona di Carpineta”, località cesenate dove riceveva i “pazienti” in una casa-tempio, suscita quella sinistra fascinazione che da sempre aleggia intorno all’occulto.

Riguardo a ciò alla donna, bolognese nata tra i boschi di Pian del Voglio, non si può negare il talento stregonesco al punto da ispirare un film a Carlo Lizzani. In trent’anni di attività è riuscita a circuire una numerosa schiera di adepti-apostoli e centinaia di persone che le si rivolgevano per guarire dei loro mali curati con intrugli d’erbe, misteriose pomate, apposizione delle mani e preghiere.

Nel periodo d’oro aveva accumulato un impero con quindici sedi, quattro ville e alcune società. All’interno della setta, mai riconosciuta dalla Chiesa, imponeva una sorta di regola basata sul lavoro, la preghiera e la castità. Gli “apostoli” dovevano donare i loro beni e sottoporsi a rituali umilianti come i clisteri con l’acqua santa e i massaggi con creme urticanti a mo’ di penitenza.

Lei, zarina indiscussa, si proclamava vergine pur avendo avuto tre mariti. La sua autorità assoluta si esprimeva nello sguardo che come la folgore cadeva dritto sulle pupille dei seguaci. Se la luce che i suoi occhi sprigionavano era verde significava che era Dio a parlare attraverso lei. Se il lampeggio dello sguardo si colorava di celeste voleva dire che la Madonna ispirava il suo discorso. Forse era solo l’effetto di lenti a contatto, ma la minacciosa aura che emanava aveva un effetto convincente.

Non per i magistrati che più volte l’hanno inquisita a partire dagli anni ‘80. La sua fedina penale è lunga quanto le sentenze dei numerosi processi: dall’associazione a delinquere, all’esercizio abusivo della professione medica, dalla truffa al sequestro di persona fino al falso ideologico e al maltrattamento di minori. Un curriculum fuorilegge che l’ha portata a una prima condanna a sei anni nell’85, poco dopo la fondazione della congregazione “Pia unione di Gesù misericordioso”, creatura apparentemente devota a fini umanitari.

Malgrado le condanne, Mamma Ebe ha continuato l’attività stregonesca fino all’arresto nel 2002 assieme al marito per ordine della procura di Forlì. Di nuovo sotto inchiesta a Pistoia nel 2010 fino al nuovo arresto nel 2017 quando viene denunciata da una donna di 37 anni a cui spargeva una pomata sul ventre per sfiammare le tube e favorire così la maternità.

L’unguento, del quale i medici, quelli veri, dissero che era pericoloso, in realtà provocò solo irritazioni e bruciori fino a indurre la donna alla denuncia. Solo allora, a 84 anni, la santona, ormai divenuta “Nonna Ebe”, decise di appendere la macumba al chiodo. Fino a quell’anno, la casa-tempio di Carpineta era stata parecchio frequentata. Almeno dal 2014 quando la donna fu scarcerata e messa ai domiciliari scontati quattro anni di galera.

Malgrado ciò, negli ultimi tempi molti fedeli le sono rimasti vicini irretiti dal suo fascino magnetico. Soggiogati da tutto ciò e da una disciplina al limite dell’ascetico, gli affiliati hanno portato a “Mamma Ebe” una fortuna tra beni e immobili. Ora l’incantesimo è rotto. Alla Santona di Carpineta, una sorta di Rasputin in versione romagnola, non è risuscito l’ultimo sortilegio.

Scegli tu!
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