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Toponomastica a Parma: idee e proposte per coltivare la memoria storica

Logo La Repubblica La Repubblica 16/10/2021
© Fornito da La Repubblica

Tempo fa un cittadino chiese di intitolare una strada della città a Vincenzo (Enzo) Baldassi, Partigiano, sindaco di Parma dal 1963 al 1970, deputato per tre legislature dal 1972 al 1983, deceduto nel 2012.

Lamentava che agli altri sindaci del Dopoguerra fosse stata intitolata una strada della città. Anche se l’affermazione non era del tutto esatta, bisogna ricordare una parte importante della "memoria storica" passa anche per la toponomastica.

Purtroppo a Parma vi sono state dimenticanze molto gravi per una capitale della cultura.

Ad esempio non è stata intitolata alcuna strada all’artista parmigiano Ettore Colla (1896 –1968). Per chi ancora non lo conoscesse, Colla fu uno dei più grandi scultori del Novecento. Negli anni ’20 si trasferì a Parigi, partecipò ai movimenti delle avanguardie storiche, frequentò e lavorò negli studi di grandi scultori come Constantin Brancusi. Nel 1930 partecipò per la prima volta alla Biennale di Venezia, nella quale espose successivamente innumerevoli altre volte. Fu l’iniziatore del nuovo dadaismo (da non confondere con il New dada americano) e, in qualche modo, l’antesignano del movimento degli anni ’60/’70 dell’Arte Povera. Sue opere sono presenti nei più importanti musei internazionali, dal Moma di New York alla Tate Gallery di Londra. A Roma, dove è deceduto nel 1968, gli è stata intitolata una strada, ma non a Parma

Altra imperdonabile dimenticanza per la "capitale dell’arte 2021" è di non aver ricordato l’architetto razionalista, Vittorio Gandolfi (1919-1999). Figlio di Gino Gandolfi, un direttore d’orchestra molto conosciuto in città, l’architetto Gandolfi, fin dagli anni ’40, fu in contatto con Le Corbusier e divenne nel dopoguerra uno dei protagonisti dell’architettura italiana. Animatore del dibattito sull’architettura moderna, docente al Politecnico di Milano, fu l’autore dei progetti degli aeroporti di Malpensa e di Linate, di grandi opere per l’Eni di Enrico Mattei, del Pirellino di via Gioia a Milano, di pregevoli costruzioni dell’edilizia popolare come il quartiere Montanara realizzate negli anni ’60.

Altra dimenticanza nella toponomastica di Parma, per così dire a metà, riguarda il grande giornalista parmigiano Egisto Corradi, (1914-1990). Nella Seconda guerra mondiale fu sottotenente degli alpini, decorato di medaglia d'argento al V.M. Prima correttore di bozze e poi caporedattore della Gazzetta di Parma, nel dopoguerra come inviato speciale del Corriere della Sera divenne il più importante corrispondente italiano di guerra della seconda metà del Novecento. Per ora la città di Parma gli ha dedicato solo una via in una lottizzazione privata artigianale.


Video: Il sentiero che porta al Santuario della Madonna Nera di Oropa (Mediaset)

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Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco delle dimenticanze toponomastiche della città.

Non si può dimenticare un’altra grandissima figura del ‘900, il filosofo Camillo Berneri, nato a Reggio Emilia, ma da madre parmigiana, Adalgisa Fochi figlia di un garibaldino che partecipò all’impresa dei Mille. Berneri, grande oppositore di Mussolini, fondatore, con il parmigiano d’adozione Antonio Cieri, della nuova edizione del giornale Umanità Nova, venne assassinato dalle squadracce staliniste dell’Nkvd durante i fatti del maggio 1937 di Barcellona.

Ricordando la Guerra di Spagna occorre dire, con forte sdegno, che in ricordo dei coraggiosi parmigiani caduti in difesa della Repubblica spagnola esiste solo una modesta lapide (per altro incompleta ed errata) al cimitero della Villetta. Per la non scusabile colpa di tante passate e presenti Amministrazioni comunali, manca una lapide sotto i Portici del grano per onorare gli antifascisti parmigiani che caddero in Spagna.

Ritornando alla toponomastica, in città sono ricordati solo Guido Picelli e Antonio Cieri. È assente un ricordo toponomastico per Amedeo Azzi, figura di spicco del socialismo emiliano, Ardito del popolo durante le Barricate di Parma e Commissario politico per il Partito socialista del Battaglione Garibaldi in Spagna.

Parma è una città che ama celebrare personaggi folcloristici con pessime sculture scaricate nelle strade, ma dimentica troppo spesso di aver avuto l’onore di essere insignita della medaglia d’oro al Valor militare per la Resistenza ai nazisti e ai fascisti.

L’amnesia, o la futile disattenzione, diventa colpa grave, quasi un reato ideologico, quando il funzionario pubblico, a una domanda sui dimenticati Partigiani di Parma decorati al valor militare, risponde: "Ci sono già troppo strade a Parma dedicate ai Partigiani!".

In molti paesi della provincia sono ricordati i caduti antifascisti in Spagna e molti dei partigiani decorati al Valor militare, mentre a Parma i nomi, ad esempio, delle varie Brigate sono unificate in modo anonimo in una unica via e sono dimenticati perfino gli Arditi del popolo di Parma che nel 1922 sconfissero militarmente i fascisti per la prima volta in Europa e che dopo la riscoperta della figura di Guido Picelli sono entrati nel cuore di molti giovani di paesi europei.

Una capitale della cultura può permettersi simili disattenzioni, dimenticanze, amnesie e perfino omissioni in odore di revisionismo?

Nelle pagina su Parma di Wikipedia, l’insigne storico curatore delle pagine dal tono molto istituzionale, dimentica di citare i maestri dell’arte del Novecento nati Parma, non solo Ettore Colla, ma anche Atanasio Soldati, uno dei grandi dell’astrattismo italiano.

Purtroppo queste amnesie molto gravi, fanno pensare che avesse ragione Aldous Huxley quando scriveva: "Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna".

Scegli tu!
Scegli tu!

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