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Torino, l’ipotesi di una rapina con spray dietro la tragedia di piazza San Carlo

Logo La Stampa La Stampa 16/03/2018
Torino, l’ipotesi di una rapina con spray dietro la tragedia di piazza San Carlo © ANSA Torino, l’ipotesi di una rapina con spray dietro la tragedia di piazza San Carlo

Il panico della folla come via di fuga dopo un furto, una rapina. Un’arma utilizzata da una banda di ragazzotti, andati in piazza San Carlo a caccia di portafogli e telefonini. Armati di spray al peperoncino. C’è anche questa ipotesi sul tavolo degli investigatori coordinati dal procuratore capo di Torino Armando Spataro, dal procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo e dal pm Antonio Rinaudo, che cercano di chiarire le responsabilità per la morte di una donna e il ferimento di mille e 526 tifosi avvenuti la notte del 3 giugno dello scorso anno, nel «salotto buono» della città. Una piazza aulica, méta dei caroselli di tifosi quando le squadre cittadine vincono titoli e scudetti. Quella sera, il Comune ha deciso di organizzare in piazza San Carlo la proiezione su maxischermo della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. L’iniziativa ha richiamato in centro oltre 35 mila tifosi.

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GLI ACCERTAMENTI

Il lavoro di magistrati e investigatori è quasi finito. È ormai completo il quadro sulle procedure, sui ruoli dei ventuno personaggi sott’inchiesta. Tra loro, ci sono anche la sindaca Chiara Appendino, il prefetto Renato Saccone, l’ex questore Angelo Sanna e svariati funzionari di Comune e questura, oltre ai componenti della Commissione di vigilanza e agli organizzatori della manifestazione.

È chiara anche la dinamica della tragedia, con le «onde» di folla che hanno trascinato il pubblico causando mille e 526 feriti. E una vittima: Erika Pioletti, 38 anni di Domodossola, morta in ospedale 12 giorni dopo quella partita, diventata una maledizione per la sua famiglia. La procura ha analizzato organizzazione e gestione della manifestazione fin nei minimi dettagli, per stabilire le responsabilità nell’inchiesta per omicidio e disastro colposi. Mappe, studi sui flussi della folla e dinamiche psicologiche legate al panico sono stati confrontati con le misure di sicurezza stabilite da Commissione di vigilanza e questura. Con una certezza: le transenne piazzate a chiudere i due lati scoperti dagli edifici hanno trasformato piazza San Carlo in una trappola. Il tappeto di cocci di bottiglia ha fatto il resto.

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I magistrati hanno in mano quasi tutto. Mancano i risultati di un paio di consulenze. E soprattutto, nessuno ha ancora chiarito la causa dell’evento. Ecco il motivo degli accertamenti su una borsetta in pelle, un paio di pantaloni, una maglietta e un cappellino: la procura ha affidato a consulenti della Polizia scientifica il compito di individuare tracce di spray urticante. Tra una settimana, è previsto un altro esame nei laboratori della Polizia scientifica.

IL SOSPETTO

Poche ore dopo la tragedia, qualcuno aveva già accennato alla questione dello spray urticante. Uno scherzo? Forse. Ma c’è un’altra possibilità. E su questa lavorano gli investigatori della Digos. Negli ultimi mesi, lo spray al peperoncino è stato utilizzato come arma per rapine. Soprattutto, in luoghi affollati. Com’è avvenuto al concerto di Elisa, per l’inaugurazione delle ex «Officine grandi riparazioni», a ottobre, dove un ladro ha sfruttato il caos per fuggire dopo aver rubato alcune borsette. Oppure in occasione del «Reload music festival» di marzo, al Lingotto, con lo spray utilizzato per scatenare il panico e razziare zainetti, giacche e cellulari.

È un’ipotesi. Eventuali tracce di sostanze urticanti su indumenti e accessori da analizzare sarebbero una prima conferma. Poi, c’è il lavoro degli investigatori, che già in altre occasioni hanno cercato di individuare i responsabili di furti e rapine con il diversivo dello spray. Le indagini sono avvolte nel più stretto riserbo. E forse, sono già vicine a qualche risultato.

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