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Tragedia del Mottarone, Eitan torna a casa, l’abbraccio delle cuginette. La zia: “Gli daremo la forza di ricominciare”

Logo La Repubblica La Repubblica 10/06/2021 di Cristina Palazzo,e Carlotta Rocci
© Fornito da La Repubblica

TORINO - Ci vuole la forza di un supereroe per affrontare quello che Eitan, appena 5 anni, si è trovato di fronte durante una gita di domenica sul lago Maggiore. Una tragedia, quella del Mottarone, che ha spazzato via la sua famiglia e che lo ha lasciato unico superstite. Il suo supereroe è Superman, un pupazzo che ha voluto con sé anche ieri mattina quando, dopo 19 giorni di ospedale, è tornato a casa. "Andiamo, le tue cuginette ti aspettano": ieri zia Aya, che è con Eitan dal primo giorno, è salita con lui sull'ambulanza che li ha riportati nel Pavese, a pochi chilometri da Borgo Ticino, il quartiere di Pavia dove viveva con papà Amit, mamma Tal e il fratellino Tom, morti nel disastro con i bisnonni.

Per Eitan e per quel che resta della sua famiglia il ritorno a casa è un punto da cui ricominciare per costruire una quotidianità che la tragedia ha cancellato. Riparte dalla villetta degli zii, dall'amore di zia Aya, e di "nonno Shmulik, il mio migliore amico", come lo chiama il bambino che in ospedale aveva detto a tutti che quel pupazzo di Superman lo aveva ricevuto da lui.


Video: Tragedia del Mottarone, le condizioni di Eitan: «Iniziato l'iter per il risveglio del bambino» (Corriere Tv)

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I medici che gli hanno salvato la vita ieri lo hanno salutato e abbracciato. Quattro giorni fa insieme agli psicologi e ai familiari avevano dovuto dirgli la più terribile della verità. "Sa che mamma Tal e papà Amit sono in paradiso insieme a Tom. I medici hanno trovato le parole giuste per dirglielo. La loro delicatezza è stata estrema", racconta lo zio, Ron Peri, il cognato di Tal che negli ultimi 20 giorni è andato e tornato da Israele per occuparsi dei funerali. "Eitan sa, ma non ha ancora compreso del tutto ciò che i medici, il nonno e gli zii gli stanno ripetendo. È un processo che richiede tempo". La mente di un bambino non può accettare tutto insieme un dolore così grande. Non ha memoria dell'incidente, inconsciamente ha ricacciato nel profondo quelle immagini che tornano, forse, senza che lui se ne renda conto, solo nei suoi incubi.

Zia Aya, che ha preparato la borsa per lasciare il Regina Margherita di Torino, ha preso i suoi disegni, scarabocchi colorati difficili da interpretare. Anche i regali che in questi giorni sono arrivati al bambino. Li ha portati con sé nella villetta arancione vicino Pavia dove trascorrerà i 60 giorni di prognosi, e dove proseguirà il percorso terapeutico, una routine fatta di incontri con il team di psicologi che lo seguono e visite di controllo, ma nei luoghi che conosce e dove è cresciuto.

"Sta cominciando la terapia e l'inserimento in famiglia", spiega il presidente della comunità ebraica Milo Hasbani. A Pavia lo ha accolto con un abbraccio virtuale il sindaco, Fabrizio Fracassi: "È il momento di fargli il dono più prezioso: la tranquillità". Tranquillità che in ospedale gli è stata data facendogli stare vicino la zia Aya e pochi altri volti familiari, compreso quello del nonno che gli raccontava di Israele, il luogo "dove Tal e Amit sognavano di tornare e crescere i loro figli".

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