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Il traffico di cactus rarissimi dal Sudamerica all'Italia: le piante da un milione di euro custodite all'Orto Botanico di Milano

Logo La Repubblica La Repubblica 19/11/2020 di Lucia Landoni
© Fornito da La Repubblica

Un traffico internazionale di piante rare del valore di oltre un milione di euro: più di 1100 cactus sono stati estirpati nei deserti cileni, messicani, argentini e statunitensi ed esportati illegalmente. L'hanno scoperto i carabinieri forestali del nucleo Cites (nato per far rispettare la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) di Ancona nell'ambito dell'Operazione "Atacama", che ha preso il nome dal deserto cileno da cui provengono molte delle piante sequestrate.

Ora i cactus sono conservati nelle serre dell'Orto botanico dell'Università degli Studi di Milano. "I primi sono arrivati a febbraio e da allora li stiamo analizzando per risalire alla provenienza di ciascuno. È un lavoro multidisciplinare perché ci affiancano i ricercatori di vari laboratori della Statale e anche esperti esterni - spiega Marco Caccianiga, direttore dell'Orto botanico di Città Studi - La magistratura ci ha chiesto di stabilire l'origine dei cactus, ovvero di capire se sono cresciuti in natura o sono frutto di coltivazione".

Per riuscirci, l'équipe milanese ha compiuto un lavoro di investigazione, a cominciare dall'attenta osservazione degli indizi: fra tutti quelli sequestrati dai carabinieri a collezionisti senza scrupoli, i cactus più pregiati sono quelli della specie Copiapoa, che crescono solo nel deserto di Atacama, nella regione cilena di Copiapò. "È il luogo più arido della Terra, quindi i cactus cresciuti là hanno un aspetto ben diverso da quello delle piante coltivate in serra e ben curate - continua Caccianiga - I cactus che arrivano dal deserto di Atacama sono spesso deformi perché cresciuti accanto alle rocce oppure hanno un'epidermide molto ispessita per proteggersi dai forti venti o ancora le loro spine sono spezzate. Insomma, si vede che ne hanno passate tante per riuscire a sopravvivere, anche perché hanno presumibilmente decenni di vita o sono addirittura centenari". Proprio queste caratteristiche uniche, impossibili da riprodurre artificialmente, li rendono così appetibili per i collezionisti.

Non per tutti i cactus il lavoro di identificazione è stato agevole: "Qualcuno aveva ancora dei frammenti di terriccio attaccati alle radici e li abbiamo fatti analizzare a colleghi geologi, che vi hanno rintracciato un granito tipico di quelle zone - prosegue il direttore dell'orto botanico - Per altri invece abbiamo individuato licheni collocabili geograficamente in Sud America". Una volta che il lavoro di analisi sarà concluso e che la magistratura avrà dissequestrato i cactus, bisognerà deciderne il destino: all'Orto botanico di Città Studi la speranza è quella di poterli restituire al loro ecosistema originario.

"Non si riesce a farlo spesso, ma in questo caso sarebbe importante, anche a livello simbolico: questi cactus sono stati recuperati nelle case di collezionisti italiani disonesti e quindi mi sembra doveroso che ora noi facciamo tutto il possibile per restituirli al Cile - sottolinea Marco Caccianiga - Hanno un'eccezionale resistenza, tant'è vero che alcune piante non sono state invasate e sono a radici nude da febbraio, eppure stanno benissimo". Il ritorno dei cactus in patria non è però affatto scontato: "Le autorità cilene dovrebbero fare investimenti per ripiantarli nel deserto, un luogo ostile e non semplice da raggiungere, e poi per monitorarne le condizioni. Se non li rivorranno, prenderemo accordi con altri giardini botanici per smistarli in varie strutture, dove potrebbero anche essere utili a scopo didattico" conclude Caccianiga.

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