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Cosa sta succedendo nel Golfo di Oman, 6 petroliere hanno perso il controllo

Logo AGI AGI 03/08/2021
© Fornito da AGI

AGI -  Torna a salire la tensione nel Golfo di Oman, a cinque giorni dall'attacco a una petroliera israeliana, attribuito a un drone iraniano, nel quale hanno perso la vita due membri dell'equipaggio. Almeno sei petroliere nelle scorse ore hanno avvertito di essere "non sotto controllo" al largo della costa emiratina di Fujairah e una di esse, la panamense Asphalt Princess, sarebbe stata sequestrata da almeno otto uomini armati che avrebbero preso in ostaggio l'equipaggio, secondo quanto riferito da fonti dell'intelligence britannica, che puntano il dito sull'Iran e sui suoi alleati. Lloyds List Maritime Intelligence ha confermato alla Bbc che la nave, che era partita da Khor Fakkan (Emirati) ed era destinata a Sohar (Oman) è diretta verso l'Iran. 

Non è chiaro cosa sia accaduto alle altre cinque imbarcazioni. Secondo i media israeliani la Golden Brilliant, battente bandiera di Singapore, sarebbe stata colpita da una mina patella. Katie McQue, corrispondente da Dubai del Washington Post, riferisce che, a quanto comunicato da un ufficiale a bordo, la Golden Brilliant non sarebbe stata danneggiata ma avrebbe visto un drone volare a bassa quota nei suoi pressi. Entrambe le navi ora risultano in movimento, così come la vietnamita Abyss e la Queen Ematha, battente bandiera della Guyana.

Tra le petroliere che nelle scorse ore avevano segnalato problemi risultano ancora "non sotto controllo" l'indiana Jag Pooja e la Kamdhenu, battente bandiera delle Isole Cook ma, in mancanza di ulteriori informazioni, non è possibile al momento escludere che abbiano incontrato semplici problemi tecnici. L'Uktmo, l'agenzia britannica per la sicurezza marittima, ha avvertito di "potenziale dirottamento" solo a proposito della Asphalt Princess. Nessuna delle petroliere coinvolte risulta legata a interessi israeliani o britannici. Un aereo delle forze armate dell'Oman sta monitorando l'area a bassa quota. 

I Guardiani della Rivoluzione hanno negato ogni coinvolgimento e bollato le accuse come un tentativo di creare un pretesto per "azioni ostili" contro l'Iran. Un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha riferito "sospetto" l'accavallarsi di tanti incidenti in poco tempo e ha ribadito la disponibilità dell'Iran alla cooperazione. Il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha avvertito che lo Stato Ebraico è pronto ad "agire da solo" per contrastare le aggressioni del suo grande avversario.

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