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Covid, il coprifuoco serve per ridurre i contagi? Che cosa dice la scienza

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 22/04/2021 Cristina Marrone

La scelta del governo Draghi di confermare il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino anche in piena estate ha sollevato malumori tra i cittadini ma soprattutto tra i ristoratori che speravano in una boccata di ossigeno con i locali aperti anche di sera. Difficile immaginare ristoranti deserti entro le 22 nelle grandi città o nelle località marine nei mesi di giugno e luglio. Da più parti era infatti stato proposto di allungare almeno di un’ora il periodo di «libera circolazione» chiudendo tutto alle 23 (dal momento in cui la cena sarà possibile solo all’aperto, dove i contagi sono meno probabili se viene mantenuto il distanziamento.

L’obiettivo di limitare le interazioni sociali

Il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha spiegato in una nota che «alla luce delle situazione epidemiologica attuale, il Cts in una strategia di mitigazione del rischio di ripresa della curva epidemica, ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento». «A livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare» aggiunge l’immunologo Sergio Abrignani, membro del Cts. L’idea di base che ha portato al mantenimento del coprifuoco è dunque limitare le interazioni sociali tra la popolazione più giovane, quella che si muove di più e che sarà l’ultima ad essere vaccinata.

Antonella Viola, immunologa, professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, al contrario, è favorevole a ritardare di un’ora l’inizio del coprifuoco, arrivando alle 23, a patto che vengano mantenuti i controlli: «La chiusura alle 22, a fronte di un beneficio del tutto discutibile per i contagi, crea un danno enorme ai ristoratori. Chi sta pensando o si è organizzato con strutture all’aperto ha bisogno di fare due turni. Inoltre i ragazzi per eludere il problema dormiranno tutti insieme, con feste illegali notturne e questo è molto peggio». Su Facebook scrive che « Spostare il coprifuoco di 1 ora, alle 23, permetterebbe ai ristoratori di affrontare con maggiore fiducia la ripartenza. Così come aiuterebbe il mondo dello spettacolo, duramente colpito dalle restrizioni. E non cambierebbe invece nulla dal punto di vista dei contagi, a patto che continuino i controlli. Sono piccoli passi che vanno incontro alle esigenze di tante persone e che farebbero la differenza». Il rischio è che con i tempi ridotti tutti si vedranno alle stesse ore, senza possibilità di «spalmare» gli avventori di bar e ristoranti

L’efficacia del coprifuoco

Ma dal punto di vista scientifico quanto è efficace la misura del coprifuoco per contenere la curva dei contagi? Le chiusure notturne servono a ridurre la mobilità sociale e di conseguenza la diffusione del virus ma la misura da sola non sembra funzionare. Si tratta di una restrizione che è stata utilizzata in guerra, nei disastri naturali, per sedare disordini ma non è mai stata applicata a un’epidemia. Ciò nonostante molti governi hanno imposto il lockdown notturno, un po’ per intuizione in base alla teoria che tenere le persone a casa dopo una certa ora impedendo loro di incontrarsi rallenterebbe la trasmissione virale. Tuttavia, concordato molti esperti, non è facile capire quanto sia efficace il solo coprifuoco dal momento che altre misure per contenere il contagio vengono adottate contemporaneamente: mascherine, lavaggio mani, distanziamento sociale. «Se vediamo benefici dopo un mese sarà per merito del coprifuoco o di tutte queste misure insieme?» dice Helen Boucher, specialista di malattie infettive al New York Times. Il professor Ira Longini esperto di biostatistica ed epidemiologia delle malattie infettive presso l’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida sostiene che le prove sull’efficacia del coprifuoco sono tutto fuorché evidenti. Maria Polyakova, economista dell’Università di Stanford, interpellata sempre dal New York Times chiede dei distinguo: se i locali sono chiusi non si può impedire a una famiglia di fare una passeggiata. Tenuto conto poi che il virus prospera al chiuso e la maggior parte dei contagi avviene proprio all’interno delle mura domestiche.

Effetto paradosso

Se a inizio pandemia poco si sapeva sull’utilità del coprifuoco, nel corso dei mesi alcuni studi sono stati portati avanti nel tentativo di dare una risposta. Una ricerca pubblicata su Science a gennaio ha analizzato i dati della provincia di Wuhan a inizio epidemia. I ricercatori hanno concluso che il coprifuoco e il lockdown hanno avuto un effetto paradossale: le restrizioni hanno ridotto la trasmissione all’interno della comunità ma hanno aumentato il rischio delle infezioni nelle famiglie. Più di recente uno studio svolto in Francia (Paese che ha adottato uno dei coprifuoco più duri al mondo) e pubblicato sulla rivista Eurosurveillance ha evidenziato che il coprifuoco, insieme alle altre restrizioni, ha ridotto l’indice di riproduzione dei ceppi storici di Sars-CoV-2 al di sotto di 1 (stabilizzando così le ospedalizzazioni), ma non è stato sufficiente a fermare la circolazione della variante inglese, che invece si è invece diffusa in modo esponenziale. Secondo l’analisi quindi il coprifuoco può effettivamente ridurre il numero di casi e di ospedalizzazioni ma da solo non basta ad evitare una nuova ondata.

Coprifuoco come mascherine

Il sito You Trend Lorenzo Ruffino propone una carrellata di studi che suggeriscono come il coprifuoco aiuti a contenere l’epidemia anche se, come già detto, non esiste una risposta chiara. Una ricerca britannica ancora in fase di preprint che ha analizzato i dati di diverse zone di sette Paesi europei ha concluso che il coprifuoco ha un effetto «moderato ma statisticamente significativo» perché porta a una riduzione dell’indice di riproduzione Rt del 13%, con un effetto molto simile all’uso delle mascherine nei luoghi pubblici (e comunque maggiore di quello che si ottiene chiudendo le scuole o i luoghi di svago e intrattenimento che evidenziano una riduzione dell’indice di Rt sotto il 10%).

Il caso anomalo di Tolosa

Un’altra ricerca francese ha studiato che cosa è successo a Tolosa tra il 1° e il 15 gennaio, con coprifuoco dalle 2o e tra il 20 e il 24 gennaio con coprifuoco anticipato alle 18. Secondo i ricercatori il coprifuoco alle 20 ha avuto l’effetto di ridurre la circolazione del virus del 38% , mentre la chiusura anticipata avrebbe accelerato la circolazione del virus. Secondo gli studiosi anticipare il coprifuoco può causare assembramenti nei supermercati: le persone si precipitano tutte insieme a fare la spesa prima dell’inizio delle restrizioni, innescando l’effetto contrario a quello desiderato. Ancora in Francia una ricerca non ancora sottoposta a revisione paritaria ha evidenziato che il coprifuoco in autunno ha contribuito a rallentare l’epidemia, soprattutto tra gli over 60. Nella popolazione tra 0-19 anni il coprifuoco non ha avuto alcun effetto (ha invece funzionato il lockdown).

L’efficacia del coprifuoco è più lenta

I ricercatori dell’Università di Deft nei Paesi Bassi hanno condotto una serie di simulazioni per capire l’impatto delle varie restrizioni. Uno dei ricercatori, Amineh Ghorbani, ha spiegato che «Il coprifuoco notturno aiuta a evitare che il numero di infezioni salga alle stelle e può quindi contribuire a limitare il sovraccarico degli ospedali ma a differenza di un lockdown completo ha bisogno di un periodo più lungo per essere efficace e da solo non basta, andrebbe adottato insieme ad altre misure restrittive. Dopo tre settimane, ad esempio, il blocco potrebbe essere allentato, ma il coprifuoco dovrebbe rimanere in vigore per poter mantenere più a lungo l’effetto positivo delle severe restrizioni».

Che cosa è successo in Canada

Il vantaggio del coprifuoco è stato studiato anche in Canada: le limitazioni notturne sono state imposte in Quebec ma non nell’Ontario, due regioni confinanti. In Quebec la riduzione della mobilità è calata del 31% rispetto all’Ontario (a Montreal addirittura del 39%). Jay Kaufman, un epidemiologo presso la McGill University di Montreal ha dichiarato a DW: «Per il coronavirus il Quebec ha avuto un carico di lavoro stabile o in diminuzione nella maggior parte degli ultimi mesi, mentre altre province canadesi stava aumentando». Tutto merito del coprifuoco? Difficile. Molti fattori entrano in gioco come il controllo della pandemia attraverso test regolari, il tasso di vaccinazione, l’apertura o no delle scuole. Tuttavia quando il coprifuoco a metà marzo è stato posticipato alle 21,30 invece che le 20 il numero dei casi è nuovamente aumentato. La sottile linea tra costi e benefici è tutta da calcolare.

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