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Fondo monetario internazionale, confermata la fiducia nella direttrice Georgieva: era accusata di aver favorito la Cina

Logo La Repubblica La Repubblica 12/10/2021
© Fornito da La Repubblica

MILANO - A poche ore dall'inizio della settimana di incontri del Fondo monetario internazionale, l'appuntamento autunnale durante il quale si aggiornano le stime sull'andamento del Pil globale e si discute - alla presenza (virtuale, visto il Covid) delle più alte cariche finanziarie internazionali - dei temi caldi dell'economia, il board del Fondo Monetario Internazionale ha deciso di non scaricare la sua direttrice generale, l'economista bulgara Kristalina Georgieva, confermando la fiducia "nella sua leadership e nella sua capacità di continuare a portare avanti i suoi compiti".

Una conclusione non scontata, dopo settimane di crescenti tensioni nate da un'indagine interna della Banca Mondiale, l'istituzione che Georgieva guidava prima di approdare al Fmi, secondo la quale l'economista avrebbe giocato un ruolo nel favorire la Cina nel rapporto Doing Business 2018. Una accusa, secondo il board del Fmi, che non ha trovato sufficienti prove: per l'organismo, che ha diffuso un comunicato nella notte italiana, le "informazioni riportate non hanno dimostrato in modo definitivo che Georgieva ha avuto un ruolo nel rapporto 'Doing Business' quando era alla Banca Mondiale".

Gli organi di vertice dell'istituzione internazionale hanno ritenuto che le informazioni raccolte durante l'inchiesta non permettessero di attribuire "un ruolo inappropriato" all'economista bulgara. Georgieva ha subito accolto con favore la decisione, dichiarando che le accuse contro di lei erano "infondate".

Per arrivare a questa risoluzione, il board ha tenuto una marcia serrata di riunione e audizioni. A sostenere l'accusa era stato lo studio WilmerHale: agli esperti legali era stato commissionato un report dalla stessa Banca Mondiale. E dal lavoro d'indagine era emersa la possibilità che Georgieva avesse spinto in alto la Cina nella classifica del 2018 sulla facilità di fare business a Pechino, avvantaggiando così la scalata cinese al potere economico globale.

Forse anche per questa ragione di base, dal segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, sono arrivate per Georgieva parole di conforto, ma anche di monito. Yellen ha chiamato l'economista poche ore dal verdetto spiegando che l'indagine interna della Banca Mondiale "solleva dubbi legittimi e preoccupazioni ma non rappresenta una base per un cambio di leadership all'internto dell'Fmi". Non ha però mancato di notare che il Tesoro americano continuerà a "seguire da vicino" e "valutare ogni nuovo fatto o scoperta" sulla vicenda. Da Washington, sponda amministrazione Usa, giunge quindi un chiaro segnale di un cambio di passo per preservare credibilità e integrità del Fondo e della Banca.

Necessità che lo stesso board sembra far propria, quando nel comunicato che scagiona Georgieva aggiunge "il proprio impegno a supportare la direttrice generale nel mantenere i più elevati standard di governance e integrità nei dati, nella ricerca e nelle operazioni del Fmi". Allo stesso tempo, il comitato esecutivo "prevede di incontrarsi per considerare possibili ulteriori misure per garantire la solidità delle tutele istituzionali in questi settori".

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