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Germania, Soeder si ritira: è Laschet lo sfidante Cdu/Csu alla cancelleria per il dopo Merkel

Logo La Repubblica La Repubblica 20/04/2021 dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni
© Fornito da La Repubblica

BERLINO - “Il dado è tratto: Armin Laschet sarà il candidato cancelliere della Cdu/Csu”. Il governatore della Baviera Markus Soeder (Csu) si ritira dalla corsa per il dopo-Merkel e lancia un appello all’unità tra i due storici partiti alleati, dopo aver regalato alla Cdu nove giorni turbolenti di risse intestine. Il suo guanto di sfida lanciato due domeniche fa a Laschet ha gettato nel caos Cdu, preoccupata per i pessimi sondaggi che riguardano il loro leader e tentata di nominare l'alleato bavarese.

Ieri notte i vertici dei conservatori hanno scelto, obtorto collo, il governatore del Nordreno-Westfalia come loro sfidante, con 31 voti a favore, 9 contrari e vari astenuti. Ma durante l’accesa discussione, molti hanno espresso obiezioni simili a quella di Tobias Hans, governatore del Saarland: “Con Markus Soeder abbiamo maggiori chance di vincere: preferisco un cancelliere della Csu che una dei Verdi…”. Soeder, governatore della Baviera e leader della Csu, lo storico alleato dei conservatori tedeschi, è avanti di spanne nei sondaggi, rispetto a Laschet.

   

Tradizionalmente, i vertici di Cdu e Csu si accordano prima delle elezioni su un candidato unico. Ma stavolta il negoziato si è trasformato in un campo di battaglia. E dopo nove giorni di disperate risse, il governatore del Nordreno-Westfalia ha tentato ieri il colpo di mano. L’eterno sottovalutato dei conservatori ha cercato di uscire dall’angolo in cui l’ha spinto il suo rivale, Soeder, da quando ha ufficializzato la sua candidatura ed è riuscito a raccogliere consensi crescenti anche nelle file della Cdu. Alla marea montante che rischiava di travolgerlo, Laschet ha tentato di reagire convocando in extremis i vertici della Cdu per coprirsi le spalle, obbligandoli a un voto che avrebbe dovuto blindare la sua candidatura. A denti stretti l’organismo che conta una quarantina di membri scelti tra i vertici del partito, i membri del governo, i primi ministri dei land e altre figure di spicco dei conservatori, ha obbedito.

 

Durante la riunione di sei ore e mezza si sono levate parecchie voci scettiche o addirittura ostili. Secondo indiscrezioni il fedelissimo di Merkel, il ministro dell’Economia Peter Altmaier, avrebbe detto che “occorre tenere conto dell’umore fuori dai qui” e che nessuna organizzazione regionale a parte il Nordreno-Westfalia - patria di Laschet - sarebbe a favore dell’attuale presidente. Altri hanno chiesto di delegare la decisione ai territori, per coinvolgere la base e non dare l’impressione di una scelta verticistica. Da nove giorni molti politici della Cdu sono subissati di mail e di richieste da elettori di delegare la candidatura a Soeder, il candidato con più chance di farcela, alle elezioni del 26 settembre. Ma Laschet ha tirato dritto, insistendo su un voto già ieri sera.

 

In ogni caso Laschet ha vinto di nuovo, e anche stavolta, c’è riuscito contro ogni pronostico. Ha giocato il suo round di pugilato mascherandolo da partita a scacchi. Una costante, nella sua carriera politica, un dettaglio che lo rende molto simile alla Angela Merkel degli esordi. Anche la capacità di mantenere la calma anche in situazioni estremamente difficili lo accomuna alla cancelliera. Nel 2017 il politico di Aquisgrana ha sfidato la “landesmutter”, la popolarissima “madre della regione” Hannelore Kraft (Spd), incassando sorrisini impietositi in campagna elettorale e un trionfale risultato alle urne, dove ha battuto la Spd di sette punti. E ha rivinto, sempre con ogni previsione che lo dava sconfitto in partenza, il congresso di gennaio di quest’anno della Cdu e il suo rivale, Friedrich Merz. Peraltro nello scorso fine settimana, secondo indiscrezioni raccolte dalla Bild, il grande vecchio del partito, il presidente del Bundestag Wolfgang Schaeuble, avrebbe detto a Laschet che nel caso di una candidatura del rivale, il leader della Cdu si sarebbe dovuto dimettere anche da capo del partito.

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