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I taleban avanzano, sotto assedio Lahkar Gah. Ospedali pieni di feriti

Logo Avvenire Avvenire 05/08/2021 Paolo M. Alfieri
© Fornito da Avvenire

Human Rights Watch che parla di esecuzioni sommarie, alti comandi militari che paventano, per l’Afghanistan, il rischio concreto di diventare uno «Stato fallito». Dopo il ritiro delle forze occidentali, la situazione nel Paese sta precipitando, con i taleban che hanno moltiplicato gli attacchi. Mentre l’attentato dell’altra sera a Kabul contro l’abitazione del ministro della Difesa ha provocato otto morti, la situazione più drammatica nelle ultime ore si registra a Lashkar Gah e a Kandahar, nel Sud, e a Herat, vicino al confine occidentale con l’Iran.

A Lashkar Gah l’esercito ha dichiarato l’emergenza e i governativi hanno chiesto il sostegno delle forze aeree Usa. La perdita della città rappresenterebbe un colpo pesante per il governo, che punta a mantenere il controllo di centri strategici dopo aver perso quello di molti distretti rurali per mano dei taleban negli ultimi mesi. L’avanzata degli insorti ha costretto le forze regolari a esortare 200mila civili a lasciare Lashkar Gah, per respingere i guerriglieri che assediano la città.

Il generale Sami Sadat ha chiesto tempo e pazienza alla popolazione «affinché tutti i taleban vengano eliminati». Rimane il dubbio però rispetto al fatto che il messaggio sia realmente giunto a destinazione, considerando che gli insorti hanno occupato una dozzina di stazioni radio e tv negli ultimi giorni, tra cui la principale emittente dell’Helmand, come confermato dal portavoce del movimento Zabiullah Mujahid. Secondo le Nazioni Unite sono almeno 40 i civili rimasti uccisi negli scontri nelle ultime 24 ore. I feriti che vengono accolti nei centri sanitari sono già centinaia.

Alcuni testimoni da Lashkar Gah hanno riferito che i militari non starebbero opponendo molta resistenza ai taleban, con la difesa della città lasciata in mano alla sola polizia. Allo stesso tempo le scorte di cibo, medicine e carburante iniziano a scarseggiare e la città è letteralmente tagliata fuori dal resto del Paese. Mercoledì gli insorti avevano anche attaccato la prigione per liberare detenuti e loro miliziani, mentre ieri un secondo attacco allo stesso edificio è stato respinto e la battaglia si è spostata presso uffici statali e governativi.

Il presidente Ashraf Ghani aveva accusato recentemente gli Usa di essersi ritirati in maniera «precipitosa e improvvisa», abbandonando il Paese a se stesso. La situazione è infatti precipitata dopo l’addio delle truppe internazionali, avviato il 1 maggio e già concluso al 95%, ben prima della scadenza dell’11 settembre indicata dal presidente Usa, Joe Biden. Secondo Human Rights Watch i taleban che avanzano a Ghazni, Kandahar ed altre province afgane hanno anche messo a morte decine di soldati, agenti di polizia e civili che avevano legami con il governo di Kabul.

L’Unicef, da parte sua, ha denunciato la fustigazione di un ragazzo di 12 anni nel distretto di Shirin Tagab, nel villaggio di Kohsayyad. Il ragazzo – ha aggiunto l’agenzia Onu – ha subito ferite alla schiena, alle gambe e ai piedi, ed è traumatizzato dal feroce attacco avvenuto per mano di un taleban. «L’Unicef esorta tutte le parti in conflitto a tenere i bambini al sicuro e a rispettare i loro diritti», ha sottolineato l’organizzazione. In generale la situazione nel Paese resta appesa a un filo. Il caos «è uno scenario che può accadere», ammette il generale Nick Carter, capo di stato maggiore della Difesa britannico, che affida le uniche speranze di pace alla prospettiva incerta che le forze regolari di Kabul possano creare se non altro una situazione «di stallo» di fronte ai taleban.

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