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Intervista a Ren Zhengfei, ceo Huawei: “Ammiro Trump ma ha sbagliato. Dovremo rivedere le previsioni di crescita”

Logo Business Insider Italia Business Insider Italia 21/05/2019 Valerio Mariani
Il presidente cinese Xi Jinping (a destra) e Ren Zhengfei, fondatore e presidente di Huawei - MATTHEW LLOYD/AFP/Getty Images © Fornito da Business Insider Italia Il presidente cinese Xi Jinping (a destra) e Ren Zhengfei, fondatore e presidente di Huawei - MATTHEW LLOYD/AFP/Getty Images

Ad aprile era stata programmata un’intervista al fondatore e Ceo di Huawei Technologies, Ren Zhengfei, dei soli media giapponesi. Come da programma, l’incontro doveva svolgersi, e si è svolto, il 18 maggio a Shenzhen, in Cina.

L’annuncio della messa al bando di Huawei da parte dell’Amministrazione americana ha inevitabilmente influenzato la conversazione di Zhengfei con i giornalisti. Tra questi Keiko Hamada, nostra collega di Business Insider Giappone: abbiamo ripreso e tradotto le domande e le risposte relative all’affaire Usa-Huawei.

Il giorno in cui siamo arrivati a Shenzhen (il 17 maggio, ndr), gli Usa hanno annunciato le restrizioni alle importazioni di prodotti Huawei e alle esportazioni dei vostri fornitori americani. Qual è il suo punto di vista? Che influenza avrà questa decisione su Huawei?

L’economia mondiale è definitivamente sulla strada della globalizzazione in un mondo che ha bisogno di rimanere unito. Se un Paese chiude a un prodotto (o a un brand, ndr), ne varia l’economia di scala, con la conseguenza di un incremento dei costi. E ciò non incontra i bisogni della società.

Globalizzazione significa scegliere le componenti migliori provenienti da tutto il mondo. Per esempio, noi preferiamo usare le viti giapponesi per i nostri prodotti. Ma se volessimo produrre noi stessi le viti ambendo alla stessa qualità, dovremmo aumentare i costi del prodotto.

Se andassimo contro le dinamiche della globalizzazione, l’economia dei singoli Paesi andrebbe in confusione, specialmente in Paesi come il Giappone. Il mercato cinese è ancora in crescita e il Giappone ha bisogno di questo mercato. Allo stesso modo, per quanto riguarda l’economia americana, non credo che una barriera con la Cina sia conveniente per la loro stessa economia.

Che azioni intendete intraprendere per rispondere alla decisione Usa?

Non si cercherà l’arbitrato internazionale, sarebbe impossibile per una sola azienda cinese. Come Paese dovremmo pensare ad altre azioni. La causa legale, inoltre, non è stata ancora presa in considerazione.

Qual è l’impatto della decisione Usa di interrompere la fornitura di semiconduttori sulla produzione di smartphone Huawei?

Penso che avremo delle conseguenze ma limitate a una parte della produzione. Tuttavia, dovremo rivedere le previsioni di crescita. Le vendite nel primo trimestre del 2019 sono state superiori del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma ad aprile sono diminuite del 25%. Credo che, a causa delle restrizioni, non raggiungeremo un incremento annuale del 20%.

Avete intenzione di produrre direttamente i semiconduttori forniti oggi da Qualcomm?

In verità, non è necessario che Qualcomm li fornisca perché in questo momento l’azienda statunitense sta pagando una quota sui brevetti (in ogni caso, investiremo sullo sviluppo interno).

Non avete mai pensato a una eventualità di questo tipo (il blocco Usa)?

Nel 2003 non eravamo la Huawei di oggi. Le cose non andavano come volevo e pensai di vendere l’azienda a una compagnia americana (Motorola) per 10 miliardi di dollari. Poi l’accordo sfumò. La mia idea era di arrivare al successo insieme a un’azienda americana, creare una grande azienda internazionale. Ho anche pensato di cambiare settore (trattori, trasporti) ma, alla fine, il consiglio di amministrazione ha chiesto di proseguire. Ma io sapevo già che 10 anni dopo ci saremo trovati a combattere con gli Usa.

Cosa pensa di Trump?

L’ho ammirato e lo ammiro ancora sinceramente per la politica di riduzione fiscale alle aziende. Ma ora ha fatto una cosa sbagliata. Un giorno minaccia un Paese, il giorno dopo un altro: in una situazione di questo tipo quale azienda corre il rischio di investire?

A proposito del 5G, inoltre, un blocco di questo tipo mette a rischio miliardi di investimenti. Insomma, ha perso l’opportunità di diventare un grande presidente.

E dell’incriminazione della signora Liu Shen?

Lei non ha violato la Legge. Non c’è una base d’accusa ma, alla fine, decideranno i tribunali americani e lei ha pazienza di aspettare.

Che conseguenze ha avuto sui dipendenti la decisione di Trump?

Siamo 180mila dipendenti e investiamo 20 miliardi all’anno in ricerca e sviluppo. Le sanzioni Usa hanno rafforzato l’unità all’interno di Huawei. Le aziende pubbliche devono rendere conto alla Borsa, noi (che non siamo quotati) abbiamo il vantaggio di poterci concentrare sul lavoro duro per raggiungere i nostri obiettivi senza rendere conto alla Borsa.

E sul settore privato cinese?

Le questioni commerciali tra Cina e Usa stimoleranno e accelereranno le riforme economiche in Cina. Ne trarremo un giovamento. 

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