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McDonald’s annuncia "ventimila assunzioni" in Gb, ma non si trovano più i camerieri

Logo La Repubblica La Repubblica 22/06/2021 di Enrico Franceschini
© Fornito da La Repubblica

LONDRA – La multinazionale degli hamburger cerca cuochi e camerieri: McDonald’s ha annunciato piani per creare 20 mila nuovi posti di lavoro e aprire 50 ristoranti nel Regno Unito e in Irlanda. Un segnale di fiducia nell’economia britannica e nella vita che riparte nei centri cittadini, dopo un anno di lockdown provocati dalla pandemia. Ma c’è un problema: nel settore della ristorazione, in questo paese i lavoratori sono per la maggioranza stranieri e molti di loro se ne sono andati via, a causa della doppia botta della Brexit e del Covid. “Speriamo di trovare abbastanza domanda per rispondere alla nostra offerta”, commenta Paul Pomroy, amministratore delegato della McDonald’s a Londra.

Qualcuno storce il naso perché si tratta di fast food, una categoria spesso criticata per la qualità nutritiva del cibo e per salari decisamente più bassi rispetto ad altre industrie. Ma Pomroy afferma che la campagna di assunzioni coincide con nuovi menù più adeguati alle esigenze contemporanee e sottolinea che lo stipendio di partenza dei McDonald’s è comunque al di sopra di quello minimo nazionale. L’amministratore delegato chiarisce inoltre che le 20 mila assunzioni previste per il 2021 non rimpiazzano posti di lavoro perduti durante la crisi del coronavirus: sono proprio nuovi, che vanno ad aggiungersi ai 130 mila dipendenti e 1400 ristoranti che la compagnia ha fra Regno Unito e Irlanda (in Italia, per avere un termine di paragone, McDonald’s ha 25 mila dipendenti e 615 ristoranti).

L’impero delle polpette fondato nel 1940 in California dai fratelli Dick e Mac McDonald, ma reso celebre a partire dal 1955 da Ray Kroc, l’uomo d’affari interpretato da Michael Keaton nel film “The founder”, l’anno scorso ha sofferto un declino del fatturato britannico soltanto del 7 per cento rispetto al 2019, nonostante la pandemia. Svuotando il centro delle città, il Covid ha provocato anche qui il fallimento di migliaia di ristoranti, ma McDonald’s ne è uscita meglio di altri in virtù dei prezzi bassi e di un diffuso sistema di consegne a domicilio o ordinazioni da asporto. “Il centro tornerà a riempirsi”, predice adesso il suo ad Pomroy, “fa parte del tessuto connettivo della vita inglese. Sta ai nostri esercizi commerciali dare ragioni alla gente per visitarlo”.

In effetti ristoranti e pub della capitale si sono riempiti subito appena il governo ha dato il permesso di riammettere il pubblico, prima negli spazi all’aperto, poi anche dentro. E McDonald’s non è la sola ad assumere: Itsu, catena di sushi e cibo giapponese, ha reso noto in questi giorni un piano per aprire 100 nuovi ristoranti con 2 mila nuovi posti di lavoro, con il sostegno di Bridgepoint, il fondo di investimenti che aveva già rilanciato la catena di caffetterie Pret-a-Manger. A dispetto della minaccia della variante Delta, la forma più aggressiva del Covid sviluppatasi dapprima in India, la Gran Bretagna sta insomma ripartendo, tanto che gli analisti della City le predicono la maggiore crescita economica d’Europa nel 2021.Il guaio è che, dopo la Brexit, un giovane italiano o di qualsiasi altro paese europeo non può più venire a Londra a cercare lavoro come cameriere: serve un contratto da almeno 27 mila sterline l’anno. E allora chi preparerà tutti quegli hamburger in più?

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