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Mozambico, a 6 mesi dal ciclone Idai costretti a mangiare piante selvatiche, la denuncia di Oxfam

Logo di Rai News Autore: maurizio.morganti Da: Rai News | Diapositiva 1 di 8: A sei mesi esatti dall'impatto devastante del ciclone Idai su Mozambico, Malawi e Zimbabwe - in cui oltre mille persone hanno perso la vita - la popolazione è sull'orlo della carestia mentre la risposta umanitaria, richiesta dalle Nazioni Unite, è finanziata per meno della metà. E’ la denuncia e l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte all'ulteriore peggioramento di una crisi dimenticata.

Dallo scorso aprile il numero delle persone che hanno urgente bisogno di aiuti alimentari per poter sopravvivere in Mozambico, colpito dai due cicloni Idai e Kenneth che si sono susseguiti ad aprile, è aumentato di oltre un quarto, passando da 1,6 milioni a 2 milioni. Un peggioramento dovuto in gran parte ancora una volta alle conseguenze del cambiamento climatico, che si è tradotto in una gravissima siccità nel sud del Paese, mentre violentissimi scontri armati stanno dilaniando il nord del Mozambico. Una situazione drammatica, che colpisce soprattutto i piccoli agricoltori lungo la sponda meridionale del fiume Buzi, rimasti senza nulla da mangiare, dopo che le alluvioni hanno devastato i campi e distrutto le scorte di sementi. In questa situazione molte famiglie sono costrette a cibarsi di piante selvatiche per sopravvivere.

La fame dopo il ciclone

Altrettanto critiche, prosegue il comunicato di Oxfam, sono le condizioni di tantissimi sfollati che in questo momento non stanno ricevendo gli aiuti di cui hanno un disperato bisogno. Mentre il prossimo raccolto nella migliore delle ipotesi arriverà tra un anno: "La fame rischia ora di decimare la popolazione sopravvissuta al ciclone Idai," spiega Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, "Abbiamo incontrato madri costrette a saltare i pasti per sfamare i propri figli con il poco che c’è, e moltissime famiglie non hanno altra scelta che mangiare piante selvatiche. Nonostante gli sforzi delle organizzazioni che come Oxfam sono al lavoro dallo scoppio dell’emergenza per fornire aiuti essenziali, i bisogni continuano a crescere giorno dopo giorno e gli aiuti non bastano. La fase di emergenza dovrebbe essere finita, ma al contrario in questo momento milioni di persone sono senza cibo, acqua pulita, un riparo e mezzi di sussistenza."

L'appello a donatori e Governo

In questo momento circa il 10% della popolazione del Mozambico ha urgente bisogno soprattutto di aiuti alimentari nelle zone più difficili da raggiungere, perché rimaste isolate dopo l’impatto di Idai e di Kenneth. Un'area che comprende le province di Sofala, Zambezia, Manicagh, Tete e Cabo Delgado. Solo nella regione di Sofala, Idai e le inondazioni che sono seguite, hanno distrutto terreni e colture da cui dipendeva la sopravvivenza di oltre 430 mila famiglie. I tantissimi sfollati dipendono quindi quasi esclusivamente dagli aiuti per poter sopravvivere. "La popolazione del Mozambico," conclude Pezzati, "si chiede se la prossima stagione delle piogge porterà più inondazioni o un'altra siccità. Impossibile in questo modo garantire la sicurezza delle famiglie, proteggere i loro mezzi di sussistenza. Ancora una volta sono le donne e le bambine le più colpite. Per questo chiediamo ai donatori internazionali e al Governo di concentrare gli aiuti per soccorrerle. Facciamo appello alla solidarietà di ciascuno, perché in questo momento ogni contributo può fare la differenza”.

Questi i numeri della risposta all’emergenza Mozambico finora, riferiti da Oxfam

Per far fronte all’emergenza la Ong insieme ai suoi partner, ha raggiunto oltre 600 mila persone nelle aree più colpite del Paese africano, portando beni di prima necessità, cibo, acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Con particolare attenzione ai bisogni di donne e ragazze. Secondo il piano di risposta umanitaria pubblicato in questi giorni dalle Nazioni Unite però oltre 2,6 milioni hanno immediato bisogno di aiuti. Si può sostenere l'opera di Oxfam andando sul sito della Ong alla pagina dedicata all'emergenza Mozambico.

mozambico oxfam

A sei mesi esatti dall'impatto devastante del ciclone Idai su Mozambico, Malawi e Zimbabwe - in cui oltre mille persone hanno perso la vita - la popolazione è sull'orlo della carestia mentre la risposta umanitaria, richiesta dalle Nazioni Unite, è finanziata per meno della metà. E’ la denuncia e l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte all'ulteriore peggioramento di una crisi dimenticata.

Dallo scorso aprile il numero delle persone che hanno urgente bisogno di aiuti alimentari per poter sopravvivere in Mozambico, colpito dai due cicloni Idai e Kenneth che si sono susseguiti ad aprile, è aumentato di oltre un quarto, passando da 1,6 milioni a 2 milioni. Un peggioramento dovuto in gran parte ancora una volta alle conseguenze del cambiamento climatico, che si è tradotto in una gravissima siccità nel sud del Paese, mentre violentissimi scontri armati stanno dilaniando il nord del Mozambico. Una situazione drammatica, che colpisce soprattutto i piccoli agricoltori lungo la sponda meridionale del fiume Buzi, rimasti senza nulla da mangiare, dopo che le alluvioni hanno devastato i campi e distrutto le scorte di sementi. In questa situazione molte famiglie sono costrette a cibarsi di piante selvatiche per sopravvivere.

La fame dopo il ciclone

Altrettanto critiche, prosegue il comunicato di Oxfam, sono le condizioni di tantissimi sfollati che in questo momento non stanno ricevendo gli aiuti di cui hanno un disperato bisogno. Mentre il prossimo raccolto nella migliore delle ipotesi arriverà tra un anno: "La fame rischia ora di decimare la popolazione sopravvissuta al ciclone Idai," spiega Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, "Abbiamo incontrato madri costrette a saltare i pasti per sfamare i propri figli con il poco che c’è, e moltissime famiglie non hanno altra scelta che mangiare piante selvatiche. Nonostante gli sforzi delle organizzazioni che come Oxfam sono al lavoro dallo scoppio dell’emergenza per fornire aiuti essenziali, i bisogni continuano a crescere giorno dopo giorno e gli aiuti non bastano. La fase di emergenza dovrebbe essere finita, ma al contrario in questo momento milioni di persone sono senza cibo, acqua pulita, un riparo e mezzi di sussistenza."

L'appello a donatori e Governo

In questo momento circa il 10% della popolazione del Mozambico ha urgente bisogno soprattutto di aiuti alimentari nelle zone più difficili da raggiungere, perché rimaste isolate dopo l’impatto di Idai e di Kenneth. Un'area che comprende le province di Sofala, Zambezia, Manicagh, Tete e Cabo Delgado. Solo nella regione di Sofala, Idai e le inondazioni che sono seguite, hanno distrutto terreni e colture da cui dipendeva la sopravvivenza di oltre 430 mila famiglie. I tantissimi sfollati dipendono quindi quasi esclusivamente dagli aiuti per poter sopravvivere. "La popolazione del Mozambico," conclude Pezzati, "si chiede se la prossima stagione delle piogge porterà più inondazioni o un'altra siccità. Impossibile in questo modo garantire la sicurezza delle famiglie, proteggere i loro mezzi di sussistenza. Ancora una volta sono le donne e le bambine le più colpite. Per questo chiediamo ai donatori internazionali e al Governo di concentrare gli aiuti per soccorrerle. Facciamo appello alla solidarietà di ciascuno, perché in questo momento ogni contributo può fare la differenza”.

Questi i numeri della risposta all’emergenza Mozambico finora, riferiti da Oxfam

Per far fronte all’emergenza la Ong insieme ai suoi partner, ha raggiunto oltre 600 mila persone nelle aree più colpite del Paese africano, portando beni di prima necessità, cibo, acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Con particolare attenzione ai bisogni di donne e ragazze. Secondo il piano di risposta umanitaria pubblicato in questi giorni dalle Nazioni Unite però oltre 2,6 milioni hanno immediato bisogno di aiuti. Si può sostenere l'opera di Oxfam andando sul sito della Ong alla pagina dedicata all'emergenza Mozambico.

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