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Migranti, nel nuovo piano Ue non ci sono i ricollocamenti obbligatori, come chiede l’Italia

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 18/09/2020 Francesca Basso, inviata a Bruxelles

L’annuncio della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è stato ad effetto: «Aboliremo il regolamento di Dublino — ha detto due giorni fa nel suo discorso sullo stato dell’Unione —. Lo rimpiazzeremo con un nuovo sistema europeo di governance delle migrazioni. Avrà strutture comuni per l’asilo e per i rimpatri», insieme a «un forte meccanismo di solidarietà». Ora per l’Italia si tratta di vedere in che modo. E, a quanto pare dalle consultazioni tra capitali, i ricollocamenti obbligatori che Roma chiede da tempo non sarebbero previsti. I dettagli sul «Nuovo patto Ue per la migrazione e l’asilo» si sapranno il 23 settembre, quando sarà presentato. Il regolamento di Dublino, sottoscritto anche dall’Italia dall’allora governo Berlusconi, stabilisce i criteri di determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di asilo e prevede la responsabilità unica dello Stato di primo ingresso. Da quel poco che trapela, però, sembra che i tempi non siano ancora maturi per una solidarietà piena tra gli Stati Ue ed è probabile che la nuova riforma preveda solo un sostegno economico e di gestione agli Stati in prima linea.

La permanenza

In sostanza non ci sarebbe il ricollocamento obbligatorio del richiedente asilo con gestione della domanda da parte del Paese di destinazione (come invece è accaduto con i profughi salvati in mare ricollocati dopo l’accordo di Malta dello scorso anno): il richiedente asilo resterebbe nel Paese di primo ingresso ma il costo della sua gestione e l’eventuale rimpatrio in caso di mancato accoglimento della domanda verrebbe pagato da un altro Paese Ue non disposto però a prenderlo sul proprio territorio. Ci sarà anche il tentativo di migliorare le procedure per la richiesta di asilo, che spesso sono farraginose e lunghe.

I migranti economici


Video: Patto UE su migranti e asilo. Fa discutere il nodo dei rimpatri "sponsorizzati" (Euronews)

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Tuttavia uno dei problemi dell’Italia è che la maggior parte degli sbarchi illegali sulle nostre coste e dei salvataggi in mare (von der Leyen ha detto che «salvare vite in mare non è opzionale») è rappresentato da migranti economici che non hanno diritto di asilo. La riforma della Commissione Ue è molto ampia e va a toccare tutti gli aspetti della questione migratoria. Quando un migrante sbarca andrà subito identificato per stabilire se potenzialmente può fare domanda di asilo oppure se è un migrante economico. La riforma prevede un meccanismo di rimpatri europei per i migranti economici entrati illegalmente con accordi vincolanti con i Paesi terzi: in sintesi, niente intesa e aiuti economici senza accordo sui rimpatri.

I corridoi umanitari

Una parte della riforma riguarderà anche l’immigrazione legale, la cui regolamentazione va migliorata attraverso corridoi umanitari, flussi, chiamate dirette, permessi per studenti. La presidente von der Leyen ha spiegato che è necessaria una politica europea comune sulla migrazione perché con il fenomeno migratorio l’Unione dovrà imparare a convivere. Per questo è necessario creare un sistema di rimpatri veloci e un meccanismo di solidarietà obbligatorio, con un insieme di soluzioni da attuare a seconda delle situazioni e dell’intensità dei flussi migratori.

La trattativa

Il 23 settembre sarà presentata la cornice della riforma, cui seguiranno 5 regolamenti normativi (i dettagli saranno fondamentali). La proposta dovrà poi essere negoziata dal Consiglio e la trattativa sarà lunga e complessa perché andrà trovato un punto d’incontro sulla solidarietà obbligatoria. A giugno sette Paesi (il gruppo di Visegrád più Slovenia, Estonia e Lettonia) avevano scritto a Bruxelles per ribadire il loro no ai ricollocamenti obbligatori. E Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro sono stanche di essere lasciate sole. La Germania sostiene il mutuo sostegno (così come la Francia) e vorrebbe chiudere un accordo sotto la sua presidenza. Sarebbe un successo politico rilevante per la cancelliera Angela Merkel, che è al termine del suo mandato e che è già riuscita a far accettare ai Paesi Ue il debito in comune del Recovery Fund. Ma la partita sui migranti sembra ancora più difficile di quella economica.

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