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«Odio gli uomini» è ormai la Bibbia femminista ma il successo è decollato grazie ad un uomo

Logo Il Mattino Il Mattino 13/01/2021 Franca Giansoldati
© Ansa

Tutte le buone ragioni per detestare gli uomini, anzi per disprezzarli, è stata elencata con spietata fermezza da una scrittrice femminista francese in un libro diventato in poco tempo un caso editoriale non solo in Europa ma sul mercato mondiale. La traduzione in inglese ha semplificato il titolo: I hate men.

Tutto è partito da un interrogativo: e se la rabbia verso gli uomini fosse in realtà un cammino per emanciparsi? Pauline Harmange ha analizzato così la storia della misandria, ritenendola allo stato dei fatti un buon sistema per fare spazio alla sorellanza e alle relazioni premurose ed esigenti tra donne. Alla base degli studi non c'è tanto un percorso per sostenere legami omosessuali tra donne, si tratta semmai di un percorso più ampio, spiega Pauline, un sentiero di stampo femminista ed iconoclasta, teso a sbriciolare alla base le radici di una cultura patriarcale dalla quale traggono linfa parecchie delle discriminazioni ancora esistenti. 

  © Fornito da Il Mattino

La cosa paradossale di questo incredibile caso editoriale è che se non fosse stato per un uomo – e forse era destino - il libro di Pauline probabilmente sarebbe finito ben presto su un binario morto anche perché la casa editrice iniziale era piccolina, una ong di nome Monstrograph che inizialmente aveva stampato solo 400 copie. Nessuno prevedeva il boom.

Quando però nell'agosto del 2020 è uscito il libro con quel titolo, al ministero francese per l'uguaglianza di genere, il funzionario incaricato del settore editoriale, vedendo le novità, ha inviato una email alla casa editrice per chiedere spiegazioni su una pubblicazione che apparentemente poteva incitare all'odio basato sul sesso. Per farla breve il funzionario chiedeva anche il ritiro immediato dal catalogo, pena una raffica di sanzioni.

Da quel momento è partita la ribellione del movimento femminile con il conseguente polverone che ne è seguito, polemiche feroci (anche politiche), dibattiti in tv, conferenze zoom, articoli. Un tam tam sui social ha fatto il resto. Il saggio di Pauline è diventata la bandiera del gender gap portando all'attenzione dell'opinione pubblica il bisogno di fare luce su tanti stereotipi e sulla diffidenza che le donne ancora suscitano sul lavoro, nelle istituzioni, nei men clubs dove la parità non si riesce ancora a raggiungere.

Poiché Monstrograph non riusciva a stare al passo con le richieste che piovevano da ogni dove, ha ben presto ceduto i diritti del libro ad un secondo editore più corazzato. Oggi la traduzione è disponibile in 17 lingue e Pauline è diventata la Marianna della rivoluzione femminile in Francia. Nel frattempo il Ministero francese della parti opportunità ha dovuto persino fare retromarcia e prendere le distanze dalla iniziale comunicazione del funzionario. Al quale però si deve il merito (probabilmente non voluto) di far decollare questo saggio.

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