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Putin ha il Parkinson? La clamorosa rivelazione sulla malattia del presidente russo

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 06/11/2020 Paolo Valentino, corrispondente da Berlino

Vladimir Putin starebbe preparando il ritiro dalla politica a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il presidente russo soffrirebbe del morbo di Parkinson e avrebbe deciso di cedere alle pressioni della sua famiglia, che insiste perché lasci ogni impegno e pensi soprattutto a curarsi. Un annuncio in questo senso potrebbe arrivare già in gennaio.

A svelare il clamoroso scenario è il politologo Valery Solovei, che è stato direttore dell’Istituto Statale di Relazioni Internazionali di Mosca, prima di esserne allontanato nel 2019 perché considerato troppo critico del Cremlino. L’accademico ha confermato al Corriere le dichiarazioni fatte in precedenza in un’intervista alla emittente «Eco di Mosca».

«Vladimir Vladimirovich intende lasciare il suo incarico prima della scadenza a causa di gravi problemi di salute e le leggi in preparazione alla Duma vanno lette proprio in questa prospettiva», spiega Solovei riferendosi a due nuovi disegni legislativi presentati nei giorni scorsi alla Camera bassa su iniziativa dello stesso presidente. Il primo garantirebbe a Putin l’immunità totale a vita, non solo per reati commessi durante l’esercizio dei suoi incarichi (com’era il caso finora) ma anche da privato cittadino. Il secondo prevede che dopo le dimissioni ogni presidente russo diventi senatore a vita. «Il piano – dice il politologo – è che questo pacchetto venga approvato prima della fine dell’anno». Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov ha difeso i due provvedimenti definendoli in linea con il resto del mondo: «È’ la pratica seguita in molti Paesi ed è ben giustificata». Peskov ha anche smentito le voci sulla malattia: «È tutto nonsense. Il presidente gode di ottima salute e sta bene».

Solovei non precisa quale sia la malattia di Putin. Secondo altri analisti russi, i suoi commenti troverebbero un riscontro in alcuni recenti filmati, nei quali Putin è apparso malfermo, le gambe tremanti, mentre cercava di sostenersi afferrando il braccio di una poltrona. Nella stessa ripresa, il presidente russo muove nervosamente una penna tra le dita e afferra una tazza che secondo gli osservatori conteneva un cocktail di antidolorifici. Sono tutte indicazioni che fanno pensare al Parkinson. Ma secondo Solovei, Putin avrebbe una patologia ancora più grave che, se non curata in modo adeguato, potrebbe impedirgli di esercitare in pieno le sue funzioni oltre l’anno 2021. Una voce mai confermata negli anni scorsi è che il presidente russo sarebbe costretto a sottoporsi a continue trasfusioni di sangue. È un fatto che dall’inizio della pandemia, le misure di protezione del presidente siano impressionanti: Putin vive in totale isolamento, partecipa alle riunioni solo a distanza chiuso in un bunker senza finestre e appare raramente in pubblico.

Sui tempi, «nessuno lo sa esattamente» e la «decisione non è ancora stata presa», ma Putin avrebbe confessato ai suoi che «potrebbe fare un annuncio a gennaio». Sulla decisione peserebbero le insistenze di Alina Kabaeva, ex olimpionica di ginnastica artistica e compagna di vita di Putin, e soprattutto delle due figlie del presidente, Marina Vorontsova e Katerina Tikhonova: «C’è una famiglia che non ha un ruolo pubblico ma ha molta influenza su di lui», dice Solovei.

Lo scenario di una dimissione anticipata getta una luce diversa sulla lettura fin qui dominante della recente riforma costituzionale, approvata con un referendum, che ora consente a Putin di ricandidarsi per altri due mandati dopo il 2024, quando scadrà quello attuale, e quindi teoricamente di rimanere in carica fino al 2036, quando compirebbe 84 anni. Se fosse vera l’ipotesi del ritiro, allora Putin avrebbe agito per evitare di trovarsi nelle condizioni di un’anatra zoppa e organizzare la propria successione in piena autonomia e libero da pressioni.

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