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Sponsor e diritti, spese e rimborsi record: le Olimpiadi “a tutti i costi" del Giappone

Logo La Repubblica La Repubblica 17/07/2021 di Ettore Livini
Una manifestazione contro i Giochi giapponesi © Fornito da La Repubblica Una manifestazione contro i Giochi giapponesi

L’82% dei giapponesi è contrario alle Olimpiadi. L’imperatore Naruhito è «estremamente preoccupato» perché teme che i Giochi «possano far correre il virus». Al Villaggio degli atleti è spuntato il primo contagio. Ma Cio e governo – per ora – tirano dritto con i giochi dimezzati, senza pubblico e con molte defezioni. Come mai? Bastano pochi numeri per capirlo. Eccoli.

Pochi vaccinati - Il Giappone ha pagato un pedaggio relativamente basso al Covid: 831mila contagi (in Italia siamo a 4,28 milioni) e poco più di 15mila morti (noi siamo a 128mila). La campagna di immunizzazione è stata però un flop. L’approvazione dei farmaci ha viaggiato al ralenti: sono stati chiesti test supplementari alle case farmaceutiche e fino al 20 maggio l’unico vaccino approvato era Pfizer-Biontech. I grandi hub vaccinali sono partiti in ritardo. Solo a metà giugno Tokyo ha raggiunto il target di un milione di iniezioni al giorno. I vaccinati con due dosi nel paese sono oggi il 20,4% (l’Italia è al 42,2%).

I costi dei Giochi - I Giochi di Tokyo sono costati 15,4 miliardi di dollari, più del doppio dei 7,5 previsti nel 2013. Lo Stato ha messo 11 miliardi. Altri 3,3 miliardi arrivano da sponsor privati giapponesi (soldi da restituire in caso di cancellazione) mentre il Cio ha contribuito con 1,3 miliardi. Buona parte del denaro pubblico è già stato “spesato” nei bilanci degli anni scorsi ma lo stop all’evento creerebbe un serio problema d’immagine al governo che ha sponsorizzato i giochi. L’assenza di pubblico costringerà l’organizzazione a rimborsare – costo 850 milioni – i 4,45 milioni di biglietti venduti. E la mancanza di spettatori stranieri ha fatto saltare i 2-3 miliardi di incassi previsti grazie all’indotto turistico.


Video: Olimpiadi, la protesta dei giapponesi: "Cancellatele, proteggiamo le vite" (Ansa)

Il nodo dei diritti - Le entrate per i diritti tv delle Olimpiadi sono poco più di 3,5 miliardi, di cui 1,2 pagati solo per l’esclusiva negli Usa dalla Nbc e circa 650 da Discovery per l’Europa. Questo tesoretto finisce nelle tasche del Comitato olimpico internazionale (Cio) e rappresenta il 75% delle sue entrate (il 18% arriva da sponsor). Lo stop ai Giochi farebbe ovviamente saltare l’incasso, mettendo in seria difficoltà finanziaria l’organizzazione di Losanna. Anche perché il rischio boicottaggio delle Olimpiadi Invernali del 2022 in Cina potrebbe compromettere in parte le entrate legate a quell’evento.

Solidarietà a rischio - Lo stop alle Olimpiadi costituirebbe una minaccia serissima per la sopravvivenza di molti sport minori e federazioni nazionali. Il Cio ha speso nel 2020 546 milioni alla voce “solidarietà” per sostenere i comitati nazionali e gli sport che non sono in grado di autofinanziarsi. Per molti paesi piccoli queste elargizioni rappresentano la totalità delle entrate. Il Comitato olimpico britannico – per dare un’idea della gravità della situazione – ha ammesso nelle scorsa primavera che senza i soldi del Cio «sarebbe stata a rischio la sua sopravvivenza».

Le polizze - La copertura assicurativa dei Giochi è limitata. E garantisce solo una minima parte dei costi totali in caso di cancellazione dell’evento. Il Cio ha una polizza da 800 milioni. L’organizzazione nipponica incasserebbe solo 650 milioni se le Olimpiadi saltassero. Hotel, compagnie aeree e ristoranti hanno stipulato assicurazioni per 2 miliardi.

La politica - La decisione di tenere i Giochi a tutti i costi è una scommessa politica del premier Yoshihide Suga. La sua popolarità è ai minimi (29%)a causa delle contestazioni per la gestione della pandemia e della campagna vaccinale, partita con grande ritardo. Tokyo andrà alle elezioni anticipate in autunno e Suga spera che un Olimpiade senza troppe ripercussioni sanitarie e la rincorsa delle vaccinazioni possano rilanciare l’economia e la sua popolarità in vista delle urne. Evitando che il Partito liberal democratico – gran favorito in ogni caso – lo siluri e candidi un altro leader al voto.

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