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Stephen Hawking: «Una razza di superumani geneticamente modificati ci farà estinguere»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 15/10/2018 Elena Tebano
Stephen Hawking nel 2007 mentre prova un simulatore di assenza di gravità (Afp) © Fornito da RCS MediaGroup S.p.A. Stephen Hawking nel 2007 mentre prova un simulatore di assenza di gravità (Afp)

Nel futuro gli esseri umani saranno superati da una «razza di superumani» geneticamente modificati che si migliorano da soli, senza aspettare il lavoro della natura. È una delle previsioni fatte dallo scienziato britannico Stephen Hawking, morto lo scorso 14 marzo a 76 anni, e contenute nel libro Le mie risposte alle grandi domande che uscirà domani in contemporanea più Paesi (in Italia per Rizzoli). Insieme al monito sui rischi dell’intelligenza artificiale — uno dei fronti su cui si è impegnato a lungo — e a riflessioni sull’esistenza di Dio. Un’anticipazione del libro è stata pubblicata anche sul Corriere della Sera.

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«Non c’è tempo per aspettare che l’evoluzione darwiniana ci renda più intelligenti» scrive in grande scienziato in uno degli estratti usciti ieri sul quotidiano inglese The Times. E ancora: «Una volta che questi superumani appariranno, ci saranno problemi politici significativi con gli esseri umani non migliorati, che non saranno in gradi di competere con loro. Presumibilmente si estingueranno, o perderanno importanza. Invece ci sarà una razza di esseri che si auto-progettano e che migliorano se stessi a una velocità crescente. Se la razza umana riesce a ri-crearsi, probabilmente si espanderà e colonizzerà altri Paesi e stelle». L’idea, che per lo scienziato britannico rappresenta comunque una grandissima opportunità, è che si potranno usare le tecniche che permettono di modificare il Dna per aumentare la memoria, la resistenza alle malattie, l’aspettativa di vita e migliorare altre caratteristiche.

L’altro grande cambiamento che aspetta l’umanità, secondo Hawking, arriva dall’intelligenza artificiale: «L’avvento di una intelligenza artificiale super-intelligente potrebbe essere tanto la cosa migliore quanto la cosa peggiore mai successa all’umanità — afferma Hawking —. Il vero rischio con l’intelligenza artificiale non è la cattiveria, ma la competenza. Un’intelligenza artificiale super-intelligente sarebbe molto efficace nel raggiungere i suoi scopi e se quegli scopi non sono in linea con i nostri sarà un problema. Nessuno di noi probabilmente è un perfido odia-formiche che le calpesta con malignità, ma se è responsabile di un progetto per l’energia verde idroelettrica che porterà a sommergere un formicaio, non si curerà delle formiche. Cerchiamo — avverte —di non mettere l’umanità nella posizione di quelle formiche».

Hawking risponde anche a una delle domande più antiche della nostra civiltà: quella sull’esistenza di Dio: «Il modo in cui l’universo è iniziato è stato deciso da Dio per motivi che non riusciamo a capire oppure è determinato dalle leggi della scienza?» si chiede. «Credo che sia la seconda cosa — risponde —. Se volete potete chiamare le leggi della scienza “Dio”, ma non è un dio personale che puoi incontrare e a cui puoi fare domande».

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