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Covid in Europa, la situazione dalla Spagna alla Germania: morti e contagi

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 05/04/2021 Alessandra Muglia

Non è per niente omogenea l’onda che sta invadendo un’Europa già alle prese con la doppia sfida delle varianti e della carenza di vaccini. Ci sono Paesi che arrancano come Francia, Germania e Austria; ce ne sono altri più assestati come l’Italia; Spagna e Portogallo sono, dietro alla Gran Bretagna, quelli che sembrano navigare meglio. Almeno finora. Perché ogni conquista è reversibile: non è detto che questi andamenti siano indicativi di un trend. A seconda delle misure che vengono (o meno) adottate in attesa del vaccino, potrebbero rientrare nel ritmo oscillatorio che caratterizza la nuova ondata del virus: mentre nelle prime due la curva saliva verso un picco e poi scendeva, ora si assiste a una sorta di altalena.

Prendiamo per esempio il caso dei due Paesi iberici: vicinissimi ma due mondi a parte. «A Pasqua ero a Lisbona, la città era deserta, tutto chiuso. Ieri sono arrivata a Madrid. Qui è come se non ci fosse mai stato il Covid, strade affollate, tavolini dei locali pieni dentro e fuori, anche la sera», racconta al Paola del Vecchio, giornalista freelance. Certo non è la Spagna: «Madrid è libertà», ha twittato la presidente della regione, Isabel Diaz Ayuso, del Partito popolare, che si è ribellata alle direttive del governo socialista, con un occhio alle elezioni di maggio. Bar e ristoranti non devono chiudere, è il suo slogan in una campagna elettorale che fa leva sulla voglia diffusa di far ripartire vita ed economia. «La libertà non è desmadre (il caos, ndr)», ha replicato il premier Pedro Sánchez, ricordando che il 40% delle nuove infezioni spagnole si concentra proprio nella capitale.

I primi effetti di questi fuori programma (compreso le frotte di turisti tedeschi riversatisi alle Baleari per Pasqua) si vedranno in Spagna tra due settimane. Nell’attesa, per paura di una quarta ondata, il governo ha prorogato di un mese le restrizioni per i turisti e i viaggi non essenziali dall’estero non sono permessi se non da pochi Paesi. Per gli arrivi da gran parte d’Europa (Germania e Italia incluse) ora bisogna esibire un tampone negativo delle ultime 72 ore. E per scongiurare un aumento di ricoveri nelle terapie intensive, la ministra della Salute Carolina Darias ha sollecitato le autorità regionali a procedere con le vaccinazioni anche durante le feste.

La situazione in Portogallo

Più omogenea e presumibilmente più al riparo da contraccolpi, la situazione in Portogallo che dopo due mesi di lockdown duro ha avviato a metà marzo uno sblocco graduale: precedenza alle scuole elementari, poi da ieri hanno riaperto musei e caffè all’aperto. Il Paese che conta poco più di 10 milioni di abitanti ha registrato 4 morti e 193 nuovi casi in 24 ore, ma prevale la cautela, il record di 16.500 nuovi casi giornalieri toccato a fine gennaio non è stato dimenticato, l’ prevede dei paletti: un massimo di quattro persone a tavolo, palestre chiuse, le restrizioni ai valichi di frontiera per i turisti prorogate al 15 aprile.

La situazione Covid-19 in Europa: gli approfondimenti

Pur con prevedibili effetti diversi, a mostrare segnali di ripresa sono proprio i primi due Paesi colpiti pesantemente da questo terzo rimbalzo partito a gennaio. I picchi di Spagna e Portogallo ricalcavano, con qualche giorno di sfasamento, quello del Regno Unito che è riuscito a invertire la rotta grazie a una massiccia campagna vaccinale. Quello su cui gli Stati europei non possono ancora contare.

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