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Becciu, tutte le accuse e la sua difesa

Logo Avvenire Avvenire 25/09/2020 Mimmo Muolo e Gianni Cardinale
© Fornito da Avvenire

Il cardinale Giovanni Angelo Becciu, dimesso da prefetto della Congregazione per le cause dei santi e dalle prerogative cardinalizie, ribadisce la sua assoluta fedeltà al Papa ma respinge con pacata fermezza tutte le accuse. "Non ho commesso peculato. I 100mila euro dell'Obolo di San Pietro li ho dati alla Caritas della diocesi di Ozieri (la diocesi di cui è originario, ndr) e sono ancora lì (notizia confermata anche dal vescovo della diocesi sarda, ndr). Su di me sono state scritte falsità, che potrebbero anche meritare querela, come mi ha detto l'avvocato". Il giorno dopo "il fulmine a ciel sereno" - definizione sua - l'ormai ex prefetto della Congregazione per le cause dei santi si presenta davanti ai giornalisti e spiega la sua versione dei fatti. Ricostruendo anche il colloquio con il Papa di giovedì pomeriggio, durante il quale gli è stato chiesto di dimettersi. Ma aggiunge la speranza che "l'equivoco" venga presto chiarito.

Il colloquio con il Papa

Innanzitutto la premessa: "Rinnovo la mia fiducia al Santo Padre. Diventando cardinale ho promesso di dare la vita per la Chiesa e per il Papa. Oggi rinnovo la mia fiducia e sono pronto a dare la vita". Quindi il racconto: "Fino alle 18,02 di giovedì mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del suo volere. Poi il Papa dice che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati (vaticani, ndr) che sulla base di alcune indicazioni della guardia di finanza italiana io avrei commesso atti di peculato". In sostanza, ha spiegato Becciu, l'accusa si riferisce a una somma di 100mila euro che quando era Sostituto della segreteria di Stato aveva destinato alla Caritas della diocesi di Ozieri. I fondi, ha proseguito il cardinale, erano tratti da un fondo dove confluisce l'Obolo di San Pietro e che è nella disponibilità del Sostituto di movimentare. "Quindi non ho distratto i fondi dalla loro destinazione, ed era nella mia discrezione usarli per varie opere di carità". "Perché proprio alla mia diocesi? In 7-8 anni non avevo mai fatto un'opera di sostegno per la Sardegna. So che nella mia diocesi c'è un'emergenza soprattutto per la disoccupazione, ho voluto destinare quei 100mila euro alla Caritas. Quei soldi sono ancora lì e non sono stati dati alla cooperativa di mio fratello. Quindi non so perché sono accusato di peculato".

Secondo Becciu il Papa era in grande sofferenza mentre gli diceva queste cose, visibilmente turbato. "Io sono sbiancato e ripetutamente l'ho invitato a spiegarmi il perché dell'accusa. Poi gli ho detto: 'Se lei non ha più fiducia in me rinuncio all'incarico e alle prerogative cardinalizie come lei mi chiede". Il colloquio è durato una ventina di minuti. Durante i quali, ha riferito Becciu, "Non si è toccato il tema del palazzo di Londra". Il cardinale ha anche ribadito che in quel caso l'Obolo di San Pietro "non è stato toccato" e che in altre occasioni Francesco gli aveva detto di non aver mai pensato che lui avesse fatto qualcosa di disonesto.

L'accusa di peculato e di aver favorito i fratelli

Appena uscito dal colloquio con il Papa, Becciu ha detto di aver telefonato al fratello, presidente della cooperativa Spes, e al vescovo di Ozieri per capire come fossero stati impiegati i 100mila euro. "Ho anche pensato: speriamo che mio fratello non abbia commesso errori. Poi quando entrambi mi hanno detto che i soldi erano ancora lì, perché il vescovo li voleva destinare a un progetto che richiedeva l'impiego anche di altre risorse, facevo salti di gioia". "Non ho arricchito la mia famiglia", ha aggiunto Becciu. "Andate in Sardegna e vedete come vivono". Tra l'altro, ha spiegato rispondendo a una precisa domanda, la cooperativa presieduta dal fratello, che è una onlus ed è il braccio operativo della Caritas diocesana, ha un panificio, coltiva due o tre vigne e ha un gruppo di lavoratori edili, dando lavoro a una sessantina di persone, il che per la realtà di Ozieri è puro ossigeno, date le difficoltà economiche e sociali del momento. Ad ogni modo, ha rimarcato Becciu, "al momento non sono né indagato, né sono stato raggiunto da alcun provvedimento dei magistrati. Solo il Papa mi ha detto che avrei commesso peculato. Se gli inquirenti, secondo i quali il reato di peculato si sarebbe realizzato perché i soldi dalla Caritas sarebbero andati alla cooperativa presieduta da mio fratello (cosa non esatta come si è visto), mi vogliono sentire, sono a disposizione".

In merito alle altre accuse, il cardinale ha precisato: "Quando ero nunzio in Angola, ho ristrutturato la nunziatura (siamo nel 2009, ndr). E poiché in loco era difficile reperire falegnami che lavorassero bene, ho chiesto a mio fratello che è falegname di mandarmi due porte". Idem, per quanto riguarda la nunziatura a Cuba, dove era stato poi trasferito (siamo nel 2010-2011). "Sull'isola era molto difficile reperire il legname che serviva e perciò, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione della Segreteria di Stato, me lo sono fatto mandare da mio fratello. Si tratta di episodi di conflitto di interessi? Non lo so. Ma nel caso dei 100mila euro volevo aiutare la Caritas di Ozieri. Per i lavori in nunziatura erano situazioni di oggettiva difficoltà. E comunque avevo l'autorizzazione".

Infine sull'accusa di aver favorito un terzo fratello produttore di birra, Becciu ha smentito decisamente: "Non è vero niente. Non gli ho dato mai un soldo e non sono mai intervenuto per fare propaganda alla sua birra. Chi lo dice lo dimostri. Questo è da querela".

Pell, Milone e altri presunti "contatti"

Rispondendo alle domande, Becciu ha anche ricostruito i suoi rapporti con il cardinale Pell (che secondo fonti di agenzia avrebbe fatto dichiarazioni non belle dopo aver appreso delle dimissioni di Becciu). Sull'ex prefetto del dicastero dell'Economia, poi dimessosi per difendersi dalle accuse di pedofilia, Becciu ha detto: "Abbiamo avuto contrasti professionali, perché voleva applicare leggi che non erano ancora state promulgate". "Una volta durante una riunione in cui era presente anche il Papa mi diede del 'disonesto' e lì ho perso la pazienza e gli ho detto che non doveva permettersi. Il Papa mi disse che avevo fatto bene". Ugualmente con Libero Milone, revisore dei conti, poi dimessosi, Becciu ha confermato di aver avuto "un buon rapporto", ma di aver fatto rispettare le disposizioni ricevute, secondo cui l'opera del revisore dei conti non poteva riguardare i fondi della Segreteria di Stato. "Anche lui - ha detto - voleva andare oltre le regole in quel momento vigenti".

Per quanto riguarda invece Enrico Crasso, ex funzionario di Credit Suisse, Becciu ha detto di averlo incontrato una volta all'anno, mentre i rapporti con lui erano tenuti dai suoi collaboratori dell'amministrazione. I due broker Noceti e Vangelisti invece il cardinale dice di non averli mai conosciuti.

Il vescovo di Ozieri: la Caritas può dimostrare correttezza dei conti

Intanto "dolore e rispetto" per la vicenda viene espressa dal vescovo di Ozieri, monsignor Corrado Melis, in una lettera fatta pervenire allo stesso cardinale Becciu, in cui difende in modo fermo l’operato della Caritas locale e della cooperativa sociale Spes di cui è legale rappresentante uno dei fratelli del porporato, Tonino. Il presule precisa che la Caritas agisce “al fine esclusivo di alleviare le difficoltà delle persone e dei nuclei familiari che si trovino in stato di bisogno”, anche “realizzando opportunità lavorative e di impiego nel contesto di specifici progetti, finanziati da più Enti direttamente dalla Caritas, e gestiti da una onlus di fiducia della diocesi, la Cooperativa Spes".

"La precisa e costante rendicontazione delle somme percepite dalla Caritas diocesana - sottolinea il vescovo di Ozieri - è tale da non lasciare spazio a dubbi a circa la reale destinazione dei fondi, depositati in due diversi conti correnti nei quali confluiscono sia le donazioni dell’8 per mille, sia gli importi di volta in volta somministrati per finanziare progetti e intervenire nelle situazioni più critiche di povertà e mancanza di lavoro".

Monsignor Melis precisa poi che "su uno di detti conti è, peraltro, confluita” nel 2017 un’erogazione di 100mila proveniente dalla Segreteria di Stato vaticana, che però “non è stata ancora utilizzata” perché “in attesa del raggiungimento di un importo maggiore indispensabile per il finanziamento complessivo del progetto" di una “cittadella della carità”.

Monsignor Melis quindi chiarisce in modo netto "che di nessun atto di favore, tanto meno indebito o non legittimo, risulta ed è mai risultata beneficiaria la Caritas diocesana di Ozieri, la quale ha sempre percepito l’erogazione di fondi da parte della CEI, della Regione Sardegna e di altri Enti cui ha reso e rende il conto del proprio operato, di cui può dimostrare la regolarità e correttezza documentale e in qualsiasi tempo, in particolare attestando di non aver mai impiegato un solo centesimo di siffatte risorse per finalità diverse da quelle umanitarie e caritatevoli”.

Il vescovo di Ozieri infine assicura “la propria immediata disponibilità a documentare e attestare quanto sopra dichiarato”, rimarcando di non aver mai avuto “la lontana percezione” di “intenzioni o finalità indebite da parte dei propri collaboratori, quali la Cooperativa Spes, alla quale, viceversa, dà atto di notevole capacità operativa e realizzazione degli scopi benefici in ausilio dell’opera prestata dalla Caritas diocesana".

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