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Coronavirus, “Non si accettano milanesi”. Cronache da un Paese infettato dalla paura

Logo La Repubblica La Repubblica 05/03/2020 dal nostro inviato BRUNELLA GIOVARA

Eppure, c’è una bella neve

A Gressoney-La-Trinité le piste sono “perfette, innevate fino in fondo”. Vuote. Tutto quel bendidio e nessuno che se lo fila. Francesca, proprietaria dell’Hotel de Gletscher, 12 camere: «Avevo una bella prenotazione, manager di banche tedesche. Otto camere per un weekend lungo». 

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Arriva la disdetta, le aziende hanno detto ai manager di non venire “nel Nord Italia, causa virus”. E dall’Olanda: «L’agenzia mi ha spedito un comunicato del ministero degli Esteri: si sconsigliano “viaggi non essenziali” nelle regioni del Nord, compresa la Valle d’Aosta». Che ha fatto? «Ho mandato la comunicazione del nostro sindaco, che rassicura sulla condizione igienico sanitaria della zona».

Gli olandesi non arriveranno, ma «sono arrivati clienti da Hong Kong. Lì c’è il problema coronavirus, scuole chiuse, telelavoro, ma molto meno panico che in Italia. Questi, stufi di stare chiusi in casa, hanno deciso di venire a sciare qui». Perché il virus è globale, «qualcuno lo ha capito, ma c’è una follia generale, dove per paura di morire si sceglie di non vivere».

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C’è neve, ma non per i milanesi

Al contrario, Luisa, 30 anni, hinterland di Milano, prenota weekend in Val d’Aosta. Ieri riceve una mail dall’albergo, “prenotazione annullata”. «Quale la mia colpa? Essere residente vicino a Milano, considerata zona infetta». E che fa Luisa? Chiama l’albergo. Che risponde ma no, è che “abbiamo poca gente, forse chiudiamo…”.

Chiaro che non vogliono accogliere certi clienti. Meglio cercare altrove, forse qualcosa ha trovato ma deve aspettare venerdì per conferma, e già il padrone dell’albergo ha detto “siamo obbligati a chiedervi una certificazione, dovrete assicurarci che non siete mai stati o transitati nella zona rossa. Ce lo chiede il Comune”. Luisa aspetta venerdì, quando l’albergatore dirà “sì, venite”, o no. Se no, proverà con il Trentino, elemosinando una camera per due notti, per favore.

© Fornito da La Repubblica

Immunodepresso? Che importa

Saverio Serranò, figlio di 6 anni immunodepresso. Prenotazione per il weekend a Venezia, hotel a 3 stelle. «Il medico di famiglia però mi ha sconsigliato: è zona gialla, è pericoloso per tuo figlio. Non è il caso di andare. Ho chiesto di spostare più avanti, o se potevo avere un coupon.Italo, ad esempio, mi ha rimborsato i biglietti».

Booking scrive a Serranò: “Spiacenti, la struttura non può fare un’eccezione, le verrà addebitata l’intera penale di cancellazione”. Con il commento dell’albergatore: “Non venga, ma paga la penale, non c’è dubbio”. Serranò risponde: “Devo confermare l’idea che mi ero fatta di voi, non meritate neanche che ve la scrivo, tanto non la capireste. Spero che stia bene…”. La risposta? “Eviti queste minacce/ripicche da due soldi e impari a leggere la policy che accetta al momento della prenotazione. La gente che rivolta la frittata e pensa solo al proprio orticello non mi è mai piaciuta. Detto questo, se suo figlio è immunodepresso mi dispiace, ma non posso pagare per tutte le disgrazie del mondo”.

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“Io a Milano non posso venire”

E che sorpresa per gli organizzatori del programma L’Assedio, in onda ogni mercoledì in diretta da Milano su Canale 9, e condotto da Daria Bignardi. Due degli ospiti non sono andati a Milano. Uno, Carlo Calenda, europarlamentare, ex ministro dello Sviluppo economico. Perché “mia moglie è immunodepressa per le conseguenze di un trapianto di midollo in seguito a una leucemia. Dunque, devo usare criteri molto prudenziali”. Due. La scrittrice Valeria Parrella, che già in aeroporto a Capodichino, ha avvisato che non sarebbe salita sull’aereo.

In trasferta, di nascosto

Pensionato, fascia medio alta, milanese con casa a Roma. Persona sincera, Marco sta imparando a dire bugie. Salito al Nord per sistemare qualche pratica, tornerà oggi a Roma ma «non dirò agli amici che sono venuto a Milano perché non capirebbero. C’è molta paura per chi arriva da su, da Milano poi. Quindi starò zitto e dirò di aver avuto da fare, di essere stato chiuso in casa, conterò delle balle insomma». Quando entrerà in piscina, a chi gli chiederà “sono tre giorni che non ti vediamo”, risponderà “eh, ero tanto incasinato…”. Il fatto è «che si agitano, non capiscono che un viaggio a Milano non vuol dire che gli infetti l’acqua della piscina», quindi molte bugie, ma almeno si sta tutti tranquilli.

“Tu in ufficio non entri”

«Dopo un bel weekend di shopping a Milano, rientro al lavoro nell’ufficio tecnico del Comune di Noci, città metropolitana di Bari. “Sei stata a Milano???”. Lì è partita “una mezza giornata di panico”, ed è pure dovuto intervenire il sindaco Domenico Nisi: “State calmi, non succede niente” (traduzione: la collega non è un’untrice)». I colleghi non volevano entrare nella stanza, a meno che non ne uscisse lei. Lei: stupita, poi arrabbiata. Loro: “Hanno fatto resistenza”, spiega il sindaco, “ho detto che era inopportuno. Lei aveva correttamente informato il medico di base, secondo procedura”, comunicando dove era stata (non nella zona rossa). Nisi: “Le norme ci sono, facciamo quello che si deve. Ma no panico. Il panico può indurci a fare errori”, di cui non abbiamo bisogno, non adesso.

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