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Reddito di cittadinanza, l'allarme dell'Anpal: "La maggior parte dei destinatari non ha mezzi né Internet"

Logo Il Giornale Il Giornale 05/02/2019 Luisa De Montis
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Il reddito di cittadinanza, presentato ieri dal vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, insieme al capo dell'esecutivo giallo-verde, Giuseppe Conte, potrebbe avere un limite. O meglio, un paradosso. Perché secondo quanto riferito dal presidente uscente dell'Anpal (l'Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), Maurizio Del Conte, "una vasta e maggioritaria quota" di chi potrebbe usufruire della misura pentastellata, "non è dotata degli strumenti informatici necessari a essere continuamente collegati con le piattaforme". Che rappresenta una delle norme inderogabili del decreto.

Le percentuali

Perché, infatti, i numeri e, di conseguenza, le possibilità variano da una regione all'altra. Dalla Valle d'Aosta, dove "l'80% ha questi strumenti" al "37% del Lazio e al 32% della Toscana". Più a Sud scenderebbero anche i numeri e le percenutali: in Campania a possedere i mezzi sarebbe il 27% e in Molise, che costituirebbe il dato peggiore, il 12,4%.

Il problema dei precari

Parlando di navigator, Del Conte, in audizione in Senato, avrebbe sottolineato come "circa 6mila operatori con contratto precario per l'operatività" possa costituire "un problema", che si aggiungerebbe a quello dei precari che lavorano già in Anpal servizi. Il presidente ha sottolineato anche come si renda necessaria un'intesa con le Regioni, dal momento che "questi operatori vanno in sovapposizione a quelli dei centri per l'impiego anche fisicamente".

Un impatto imponente per i centri per l'impiego

Un altro elemento di complessità è stato rilevato, invece, dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. Che spiegano: "Abbiamo ipotizzato che il 75% del totale dei percettori del Reddito di cittadinanza debba sottoscrivere il Patto per il lavoro e, quindi, rivolgersi ai Centri per l'impiego ed essere obbligato, poi, a tornarvi. Quindi, sapendo bene che i Centri per l'impiego sono in difficoltà in termini di organico, abbiamo stimato che, se dovessero fronteggiare da soli tale impatto, in base al numero degli operatori specializati di cui dispongono, ognuno dovrebbe prendere in carico oltre 500 beneficiari della misura". Per scongiurare "ingorghi" nelle strutture pubbliche, l'ordine dei professionisti avrebbe suggerito di "obbligare soltanto il richiedente a recarsi al Centro per l'impiego al primo apputntamento e stipulare il Patto di servizio, valido per tutti i componenti della sua famiglia".

Il problema dei "navigator"

Secondo quanto si legge nel documento sottoposto ai senatori, ai cosiddetti "navigator", i consulenti fanno sapere di non comprendere "dove i soggetti sarebbero fisicamente collocati e con quale modello organizzativo opererebbero". Ma nel contempo, "in considerazione del fatto che le caratteristiche professionali e i titoli di studio richiesti ai 'navigator' sono parte delle più ampie competenze professionali dei consulenti del lavoro, si rappresenta la disponibiltà della categoria a dare il proprio contributo di professionalità per il tramite dei propri iscritti", conclude l'Ordine.

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