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Roma, cercasi candidato sindaco. Nessuno vuole rovinarsi la carriera per governare una Capitale in rovina. Ecco la lista dei ‘no grazie’

Logo Business Insider Italia Business Insider Italia 02/10/2020 Vittoria Patane'
Virginia Raggi, sindaco di Roma. Tiziana Fabi/AFP/Getty Images © Fornito da Business Insider Italia Virginia Raggi, sindaco di Roma. Tiziana Fabi/AFP/Getty Images

Mancano nove mesi alle elezioni comunali di Roma e, come da tradizione quando si parla della Capitale, lo scenario che i cittadini si stanno trovando ad osservare è alquanto inusuale.

 

Due, per il momento, i candidati ufficiali: Virginia Raggi, intenzionata a fare il bis nonostante la ritrosia di molti esponenti del Movimento 5 Stelle, e Federico Lobuono, studente di 20 anni sostenuto dalla lista civica “La Giovane Roma”, che con tanto coraggio e forse un po’ dell’incoscienza tipica della sua età, ha deciso di farsi avanti per tentare la “sfida impossibile”.

 

Per il resto, tutto tace. Da centrodestra e centrosinistra tante idee, ma soprattutto tanti rifiuti. Perché mai come per questa tornata elettorale, più che di una corsa al Campidoglio bisogna parlare di una vera e propria gara in cui a “vincere” è chi scappa il più velocemente possibile e il più lontano possibile da una poltrona che un tempo veniva considerata al livello delle più alte cariche nazionali e che oggi nessuno vuole più.

 

Sono troppi i problemi da affrontare in una città ingovernata diventata ormai ingovernabile, dove chi prova a mettersi in gioco pone a rischio la propria carriera. E tra i big interpellati da entrambe le fazioni politiche nessuno, almeno finora, sembra essere disposto a correre questo pericolo.

Tanto più che il futuro sindaco non avrà nemmeno gli strumenti, i poteri, né le risorse per tentare di cambiare le cose, a meno che il Governo non decida finalmente di riprendere in mano il “dossier Roma”, fermo ormai da decenni.

 

Il pensiero di chi finora ha ricevuto la proposta di candidarsi al ruolo di sindaco di Roma è ben riassunto dalle parole pronunciate dal senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. Rispondendo a una domanda del conduttore di Coffee Break, trasmissione tv di La7, relativa a una sua possibile candidatura nella Capitale, Rampelli ha affermato: “La risposta è una e una soltanto: No”. Nessun dubbio, nessuna esitazione poi nello spiegare che “gli strumenti per governare Roma non esistono, si trasforma in una sorta di tomba per chi vuole provare a fare bene“.

 

Centrodestra e centrosinistra stanno, insomma, affrontando una sorta di circolo vizioso: da un lato occorre trovare un nome forte, convincente e inattaccabile da presentare agli elettori, dall’altro, proprio in virtù del loro status, queste figure politiche tendono a defilarsi con un fermo “No, grazie”.

 

Per quanto riguarda il centrodestra al momento l’unico riferimento alle elezioni si trova sui manifesti disseminati per la città in cui campeggia il mezzobusto di Matteo Salvini accompagnato da slogan su pulizia, sicurezza ed efficienza. Segno che, anche in assenza di un candidato sindaco, la campagna elettorale è già bella che cominciata. Il leader della Lega dovrà trovare un accordo con gli alleati sulla figura più adatta a varcare le porte di Palazzo Senatorio, anche se sono in molti a scommettere che l’ultima parola spetterà a Giorgia Meloni, tanto più dopo i risultati delle elezioni Regionali che hanno certificato l’ascesa di Fratelli d’Italia e la parallela perdita di consensi del Carroccio. In questo contesto, una cosa sembra certa: Meloni non si candiderà direttamente. La numero uno di Fdi punta ormai ad un ruolo di peso a livello nazionale e non ha alcuna intenzione di fare passi indietro, tornando ad occuparsi in prima persona delle faccende capitoline. Bisogna dunque guardare altrove. Sono tre le ipotesi circolate finora: oltre al nome di Fabio Rampelli, c’è quello dell’ex ministra Giulia Bongiorno e del vicepresidente di Italo-Ntv, Flavio Cattaneo. Peccato che tutti e tre abbiano educatamente declinato l’invito.

 

Se Atene piange, Sparta non ride. Nel centrosinistra, il Partito Democratico sembra intenzionato ad evitare le tradizionali primarie. Secondo i vertici del partito servirà molto di più per riconquistare Roma dopo quanto accaduto in passato. L’autocandidatura della senatrice Monica Cirinnà sembra scartata a priori, il problema anche in questo caso risiede nella pioggia di No ricevuti, che vanno dall’ex premier Enrico Letta al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. L’ex numero uno del Mise, Carlo Calenda, da molti apprezzato per idee e temperamento, si è autoescluso ancor prima di ricevere la proposta, mentre altri due rifiuti sarebbero arrivati dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, e  dall’attuale presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, su cui le pressioni sarebbero però ancora molto forti.

 

Escluso categoricamente da tutti gli esponenti del PD un possibile appoggio a Virginia Raggi. Con lei in corsa per il Movimento 5 Stelle, l’asse giallorosso che tiene in piedi il Governo a Roma non si potrà vedere neanche col cannocchiale, quantomeno al primo turno. Se al ballottaggio arriveranno centrodestra e centrosinistra si vedrà.

 

E se Raggi dovesse ritirarsi? Un suo passo indietro appare improbabile, anzi l’attuale sindaca sarebbe addirittura disposta a correre da sola nel caso in cui i pentastellati dovessero decidere di metterla da parte, sacrificandola sull’altare dell’accordo politico con gli alleati di Governo.

 

Se volessimo riassumere la situazione attuale in poche parole, potremmo dunque dire che per le elezioni comunali 2021 la partita a Roma è ancora tutta aperta. Sperando che prima o poi arrivi qualcuno disposto a giocarla.

Scegli tu!
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