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Una manovra espansiva? Il papabile ministro giallo-rosso già smentisce

Logo Il Giornale Il Giornale 02/09/2019 Roberto Vivaldelli
LAPRESSE © Fornito da Il Giornale Online SRL LAPRESSE

Il governo "giallo-rosso" Pd-Cinque Stelle farà davvero una manovra di bilancio espansiva abbandonando l'austerità? Il presidente incaricato Giuseppe Conte, alla festa del Fatto Quotidiano, ha parlato della necessità di introdurre modifiche profonde nel "patto di stabilità". Sul Corriere della Sera Salvatore Rossi, ex direttore generale di Bankitalia, che pochi giorni fa ilSole24Ore dava in pole per il ministero dell'economia insieme a Lucrezia Reichlin, smentisce questa ipotesi e, di fatto, le promesse di una manovra espansiva che stanno accompagnando la "beatificazione" del "Conte-bis" da parte dei Paesi europei - Francia e Germania in primis - e dell'Unione europea. Rossi si chiede sul Corriere delal Sera se davvero possiamomo permetterci una manovra di bilancio espansiva per contrastare la recessione importata, ovvero più spese e meno tasse per tamponare una crisi di breve termine, non solo (nel caso delle tasse) per risolvere il problema di lungo termine che l'Italia si trascina da molti anni.

Secondo l'ex direttore di Bankitalia nuvole nere si addensano nei cieli del mondo, in particolare le schermaglie fra Stati Uniti e Cina sugli scambi commerciali e sulla futura dominazione tecnologica. Dunque, una recessione nel mondo avanzato potrebbe alla fine prodursi, combattuta dalle politiche monetarie con crescente affanno. "Si invocano allora politiche espansive dei bilanci pubblici" osserva Rossi, sottolineando però che queste politiche espansive possono essere fatte "soltanto da chi se le può permettere".

Altro che manovra "espansiva", dunque, nella visione del (papabile) titolare del Mef, perché "soltanto quei Paesi che hanno un debito pubblico basso, o almeno non in salita, e conti pubblici sotto controllo (come la Germania) hanno lo spazio fiscale che consentirebbe loro di fare politiche espansive senza turbare i creditori, cioè quelli che hanno nei loro portafogli i titoli del debito pubblico. Perché politiche di bilancio espansive innalzano per definizione il debito pubblico" e questo, secondo il papabile ministro all'economia l'Italia non se lo può assolutamente permettere. No, l'Italia deve avere come priorità quella di "ristrutturare" il debito per far fronte alla prossima recessione mondiale o a una eventuale crisi. Insomma, non possiamo permetterci nessuna manovra anti-austerità se le circostanze della congiuntura economica mondiale lo richiedono? Ebbene, specifica Rossi, "è quasi così, anche se non del tutto".

Ma è chiaro, secondo l'ex Bankitalia, che il debito già accumulato impedisce a noi italiani di usare a piacimento il bilancio pubblico come strumento di politiche "anticicliche". Tutto questo, secondo Rossi, non ha coloriture politiche, è semplice aritmetica condita di buon senso. Ma è una ragione in più per lavorare "a una ristrutturazione radicale del bilancio pubblico, che ne riduca lo sbilancio negativo e al tempo stesso lo renda più favorevole allo sviluppo economico di medio-lungo periodo; a certe condizioni, anche di breve".

Che non si tratterà facilmente di una "manovra espansiva", lo dimostrano anche i contenuti della lettera firmata da Conte e Tria del 2 luglio scorso e inviata a Jean-Claude Juncker, Pierre Moscovici e a Valdis Dombrovskis, nella quale rappresentanti del governo scrivono che l'obiettivo generale della nuova politica fiscale italiana per il 2019 e della strategia di bilancio da presentare nel documento programmatico di bilancio 2020 "è quello di raggiungere un ampio rispetto del patto di stabilità e crescita (Psc)" anche noto come Fiscal Compact. Il governo "giallo-rosso", ancora prima di nascere, vive già di slogan - e altrettanti sostenitori dall'estero - ma prima o poi dovrà fare i conti con la realtà.

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