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​Schumacher, la neurologa Leonardi: «Già ci chiedono la stessa cura, apre gli occhi perché non in coma»

Logo Il Messaggero Il Messaggero 12/09/2019 Valentina Arcovio
​Schumacher, la neurologa Leonardi: «Già ci chiedono la stessa cura, apre gli occhi perché non in coma» © Ansa ​Schumacher, la neurologa Leonardi: «Già ci chiedono la stessa cura, apre gli occhi perché non in coma»

«Non c’è alcuna cura sperimentale a base di cellule staminali che abbia un effetto positivo per i pazienti in stato di minima coscienza come Michael Schumacher». Vuole essere subito chiara Matilde Leonardi, direttore del Centro ricerche sul coma dell’Istituto neurologico Besta di Milano e membro della Società italiana di neurologia. «Le notizie diffuse sull’ex pilota stanno solo alimentando false speranze e illudendo le famiglie dei pazienti».

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Perché è così convinta che questa terapia non esista?

«Perché non c’è alcun dato scientifico pubblicato che dimostra l’esistenza e l’efficacia di questo presunto trattamento. Non c’è traccia di questo protocollo e né tanto meno di una sperimentazione simile su pazienti in stato di minima coscienza».

Non è possibile che i medici francesi stiano lavorando in segreto a qualche cura?

«Improbabile. Perché la scienza non funziona così. Non si lavora in segreto, si condividono le informazioni. La scienza è fatta di dati verificabili e replicabili».

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Potremmo essere dinanzi a nuovo caso Stamina?

«Non mi pare. Al momento nessuno dei medici francesi ha dichiarato di avere una cura per Schumacher o per chi si trova nelle sue stesse condizioni. Il caso Stamina ci ha segnato molto, Vannoni non ha voluto pubblicare il suo protocollo e da me è arrivata gente che si è venduta la casa per potersi permettere quel trattamento. Ora le notizie che stanno circolando su Schumacher stanno purtroppo illudendo molti malati e familiari».

Cosa intende?

«Solo ieri mattina ho ricevuto due telefonate dai familiari di due pazienti che volevano informazioni per far accedere i propri figli allo stesso trattamento dell’ex pilota. Mi sono ritrovata a spiegare che non sappiamo nulla circa l’esistenza di questo trattamento. Quando vengono diffuse notizie simili si rischia di illudere gli ammalati e i loro cari. È responsabilità dei medici, ma anche della stampa evitare che questo accada».

Ieri i giornali francesi hanno scritto che Schumacher ha gli occhi aperti ed è cosciente?

«In realtà, da quello che sappiamo nessuno ha mai detto il contrario. Si fa confusione tra stato vegetativo e stato di minima coscienza. I pazienti nelle condizioni di Schumacher aprono gli occhi, possono girare la testa quando li chiami, possono muovere il pollice in risposta a una domanda e possono piangere alla fine di un racconto».

Secondo lei, perché i suoi colleghi francesi non dichiarano apertamente che non esiste alcuna cura misteriosa?

«Non posso sapere il perché. Possibile che stiano mantenendo il riserbo richiesto dalla famiglia Schumacher».

Ci sono speranze che un trattamento con cellule staminali possa aiutare, anche in futuro, questi pazienti?

«Ce lo auguriamo tutti, ma la verità è che non esiste, almeno per il momento. Purtroppo gli studi condotti con le staminali per malattie che colpiscono il cervello e il midollo non hanno dato gli effetti sperati».

Allora non ci sono prospettive positive per il futuro di Schumacher e dei pazienti come lui?

«Non ho detto questo, assolutamente. La ricerca va avanti e su più fronti. Ma non possiamo dare illusioni. E’ molto raro ma in alcuni casi questi pazienti riescono a riemergere dalla loro dimensione. Ci sono casi documentati. Ricordo un paziente che, dopo 4 anni trascorsi in stato di minima coscienza, ha improvvisamente risposto con una risata a una battuta fatta dalla moglie e poi ha iniziato a parlare con lei».

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