Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

"Covid, il plasma iperimmune protegge anche dalla variante inglese: un buon segnale per il vaccino"

Logo La Repubblica La Repubblica 08/01/2021 di Cenzio Di Zanni
Il test svolto a foggia: a sinistra ci sono cellule tutte intere al loro posto, a destra quelle distrutte dal virus della variante inglese © Fornito da La Repubblica Il test svolto a foggia: a sinistra ci sono cellule tutte intere al loro posto, a destra quelle distrutte dal virus della variante inglese

Per capire i risultati dell'esperimento basta vedere le due fotografie scattate nel laboratorio dell'Istituto zooprofilattico a Foggia. Immagini chiare anche per i non addetti ai lavori: da un lato ci sono cellule tutte intere al loro posto, dall'altro quelle distrutte dal virus della variante inglese a mano a mano che si moltiplica. 

Le cellule sono quelle usate dagli scienziati guidati da Antonio Fasanella per verificare se il plasma iperimmune sviluppato da chi in passato ha contratto altri ceppi del Coronavirus protegge anche dalla variante inglese. La risposta è sì: "Ma è un risultato preliminare che dovrà essere confermato in seguito", dice Fasanella. "Finora in quattro casi su quattro il plasma iperimmune già disponibile ha stoppato la variante inglese durante le nostre prove in vitro". 

Un bel segnale.

"Senza dubbio. Questa è la prima dimostrazione che gli anticorpi specifici contenuti nel plasma dei pazienti che avevano contratto altre varianti funzionano bene. Il tappeto cellulare è rimasto integro dopo l'esperimento. Del resto quello che è successo si intuisce agevolmente dalle immagini".

In sostanza che cosa avete fatto?

"Abbiamo preso il plasma donato da ex pazienti Covid-19 fra ottobre e novembre e l'abbiamo messo a contatto con la variante inglese del virus su quello che noi chiamiamo coltura cellulare: un tappeto di cellule utili all'esperimento, per intenderci. Sono prove che possiamo fare qui, perché quello di Foggia è un laboratorio di massima sicurezza nel quale è consentito far crescere e manipolare il virus". 

E il virus è morto.

"Più correttamente si è bloccato. È stato inibito nella sua crescita e non si è più replicato". 

Qual è il prossimo step della vostra ricerca?

"Identificare il ceppo del virus contratto dai pazienti che hanno donato il plasma iperimmune. Per questo abbiamo ripreso i loro tamponi ed è in corso il sequenziamento del genoma. Poi dobbiamo aumentare la platea dei casi testati, ma siamo fiduciosi. Il siero finora ha sempre inibito una quantità standard di virus. Sia quello del ceppo che gli scienziati chiamano 'Pavia', cioè il virus della prima ondata dell'epidemia, sia quello inglese. Il risultato non è cambiato". 

Così il plasma donato dai guariti che si sono contagiati con altri ceppi non andrebbe sprecato. 

"No. Secondo i risultati preliminari del nostro studio, non andrebbe sprecato". 

E allora se gli anticorpi del plasma iperimmune funzionano, anche il vaccino potrebbe funzionare contro la variante inglese, no?

"In teoria sì. Il vaccino già disponibile sarebbe efficace anche nei confronti della variante inglese, com'era stato anticipato nei giorni scorsi. Diciamo che l'esito dei nostri esperimenti è di buon auspicio".

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da La Repubblica

image beaconimage beaconimage beacon