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Mr. Doodle, il ventisettenne che fa "scarabocchi" da milioni di dollari

Logo Esquire Esquire 3 giorni fa Di Silvia Frigeni
Nel solo 2020 le sue opere sono state acquistate per complessivamente 4,7 milioni di dollari. © Courtesy @mrdoodle - Instagram Nel solo 2020 le sue opere sono state acquistate per complessivamente 4,7 milioni di dollari.

Nel 2014 Sam Cox, allora giovane studente all’università del West England di Bristol, si presentò alla lezione di disegno in una tenuta insolita: tutto ciò che indossava era ricoperto di disegnini fatti da lui. Nel giro di pochi anni, il nomignolo di «Mr. Doodle» affibbiatogli dal suo insegnante in quell’occasione è diventato il suo nome d’arte, nonché un marchio piuttosto redditizio.

Nel solo 2020 le opere di Mr. Doodle sono state acquistate per complessivamente 4,7 milioni di dollari, dando a Cox il quinto posto nella classifica annuale degli artisti under 40 più di successo alle aste. In quella degli under 30 – Cox ha appena compiuto 27 anni – Mr. Doodle è primo, grazie a vendite come quella avvenuta a un’asta di Tokyo lo scorso dicembre. Spring, una sua opera lunga 4 metri e composta di disegnini neri su fondo verde, è stata infatti battuta all’asta per quasi un milione di dollari: si tratta della cifra più alta mai pagata finora per un disegno dell’artista, che supera di dodici volte la stima iniziale.

Chi cerca di definire lo stile di Mr. Doodle lo descrive come una versione bambinesca e frenetica di Keith Haring. L’intrico di pupazzetti ricorda anche fumetti come Dov’è Wally?, per la folla di personaggi, e Mr. Men per la semplicità delle linee di cui sono composti questi scarabocchi. Nelle sue performance, Cox li disegna con una linea continua, uno dopo l’altro, spesso senza colorarli all’interno: nei suoi disegni quasi non esistono vuoti, ogni spazio ha bisogno di essere riempito. Il risultato è quello che l’artista stesso chiama «graffiti spaghetti»: una pagina (ma più spesso un muro, o una maglietta, o dovunque si possa tracciare un segno col pennarello) interamente coperta di un incrocio tra la street art e quei ghirigori spontanei di cui gli studenti riempiono le pagine dei quaderni di scuola.

Com’è successo che questi scarabocchi siano diventati arte, o meglio, che vengano comprati a prezzi da opera d’arte? La prima apparizione di Mr. Doodle alle aste d’arte è avvenuta nel marzo dell’anno scorso: nei nove mesi successivi, circa trecento sue opere sono state battute all’asta. Il tutto senza seguire il percorso abituale di un giovane artista, fatto di alcuni passaggi chiave: essere messo sotto contratto da uno o più galleristi, guadagnarsi un certo numero di compratori affezionati, e infine arrivare a un pubblico più vasto grazie a un’esposizione a un museo.

La strada per il successo di Mr. Doodle assomiglia piuttosto a quella di KAWS, l’artista del New Jersey diventato famosissimo sui social grazie ai giocattoli, alle magliette e ai disegni che riproducono i suoi pupazzi. Nel caso di Mr. Doodle, a renderlo famoso su Internet sono state le sue performance: il video delle oltre sessanta ore passate a ricoprire di disegni un intero negozio londinese, nel 2017, diventò virale su Facebook e gli portò una nuova audience, oltre a nuove grosse opportunità di lavoro. In un breve documentario su di lui uscito nel 2016, Sam Cox si mostra ben consapevole del fatto che buona parte di questi nuovi fan siano più interessati alla performance e al personaggio che ai suoi disegni.

La creazione più originale di Cox è proprio il suo alter ego Mr. Doodle: un bizzarro ragazzo dai capelli rossi e i vestiti ricoperti di disegnetti che va in giro per la città a disegnare sui muri, porta al parco il suo cane di carta e distribuisce volantini in cui racconta la sua storia e il suo progetto. Nato con la compulsione a disegnare ovunque, il giovane Mr. Doodle sarebbe stato cacciato dal pianeta Terra dalla Anti Doodle Squad e costretto a trovare esilio su Doodle Land, una porzione di una galassia fatta interamente di carta su cui poteva disegnare a suo piacimento. Ma il suo gemello cattivo, Dr. Scribble, geloso della sua felicità, l’avrebbe richiamato sulla Terra, dove tutti i suoi disegni erano stati ormai cancellati. A Mr. Doodle non sarebbe quindi rimasto altro da fare che vendere i suoi disegni, in modo da ottenere i mezzi necessari a costruire un’astronave con cui tornare su Doodle Land.

Questa buffa mitologia, che nel documentario viene raccontata dalla voce e dai disegni di Cox, fa parte del fenomeno di Mr. Doodle tanto quanto le sue opere: come già per KAWS prima di lui, l’artista è soprattutto un brand. E non è un caso che Mr. Doodle abbia ottenuto i suoi primi riconoscimenti artistici in Asia. Lì il seguito ottenuto da KAWS ha raggiunto presto il livello di una vera e propria mania, che si estende ben oltre le gallerie e il circuito dei collezionisti. Si va dalle magliette da lui firmate in collaborazione col brand giapponese Uniqlo, per accaparrarsi le quali gli avventori cinesi sono arrivati a menarsi, a Companion, il pupazzo gonfiabile lungo 36 metri che nel 2019 galleggiava nel Victoria Harbour di Hong Kong. Ma il mondo dell’arte non ne è rimasto immune. Sempre nel 2019, il Sotheby’s di Hong Kong ha registrato la sua vendita record con The KAWS album, un’opera del 2005 aggiudicata per poco meno di 14,8 milioni di dollari.

Se le cifre del successo di Mr. Doodle non sono ancora così impressionanti, di sicuro i pupazzi cartooneschi di KAWS hanno aperto all’artista inglese la strada che nel 2018 lo ha portato a ottenere uno spazio espositivo tutto per lui nell’Ara Art Center di Seoul (Doodle World). È stato allora che i collezionisti hanno iniziato a interessarsi a lui, soprattutto nel sudest asiatico. E i galleristi: l’Anzai Gallery di Tokyo lo notò a Seoul e gli diede altre due esposizioni. (Fino all’aprile di quest’anno, l’Anzai Gallery era l’unico gallerista ad aver rappresentato Mr. Doodle. In un post pubblicato su Instagram l’8 aprile, Cox ha annunciato di aver scelto come sua rappresentante globale Pearl Lam, una gallerista asiatica molto chic e molto influente che ha le sue sedi a Shangai, Hong Kong e Singapore).

A dicembre del 2019, dei lavori di Mr. Doodle sono stati battuti all’asta per la prima volta dal Sotheby’s di Hong Kong, e venduti a prezzi che vanno dai seimila ai venticinquemila dollari. Nel frattempo, Cox aveva già stretto collaborazioni con diversi brand, firmando collezioni limitate per Fendi e Puma, e aveva partecipato a progetti pubblici o sponsorizzati che ne avevano ulteriormente accresciuto la visibilità: una performance sul tetto della sede di Fendi a Roma, la decorazione di una scultura gigante del MTV Award, un murale per il distretto londinese di Wembley Park. In teoria, simili operazioni commerciali fanno crescere i follower sui social ma non gli ammiratori nel mondo dell’arte: eppure le vendite all’asta finora provano il contrario. Di sicuro diversi esperti sarebbero disposti a scommettere sul carattere passeggero di un simile successo, e a considerare con scetticismo il lato artistico di questi artisti-brand. Ma il potere sempre più pervasivo di Internet e dei social, e la loro capacità di modificare il modo in cui guardiamo le immagini, sul lungo termine potrebbero giocare in favore di Mr. Doodle. L’avvento di DoodleLand appare sempre più vicino.

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